Redazione
15 mag 2018, 12:01

Vanni, in moto un salto attraverso la disabilità

Vanni avanza come se nulla fosse. Non curante del situs viscerum inversus, procede come una …  Scheggia. Sì, proprio lui, con la “S” maiuscola:  il cinghiale di oltre 100 kg che, quand’era bambino, ha incontrato in mezzo al bosco addomesticandolo e dandogli da mangiare. D’altra parte, quando gli dicevano di non fare una cosa, lui sapeva già che l’avrebbe sfidata. Controcorrente. Nel suo vocabolario il “non si può” non esiste.

L’amore innato per la moto gli regala sorrisi non solo quando lassù, nelle sue acrobazie a 13 metri di altezza, ci va da solo, ma quando un braccio lo impegna sul manubrio e l’altro a tenere i ragazzi con lui. Si chiama mototerapia. Il 37enne ligure  (38 anni il 18 novembre) campione di motocross e freestyler, cresciuto a Pontinvrea, un paesino di montagna dell’entroterra ligure vicino a Savona tra boschi, torrenti e valli dove si rifugiava appena finiva la scuola - “Era la mia casa” - la sente dentro quell’evangelica voglia di tendere la mano e far provare emozioni che per molti, purtroppo, sono rimaste relegate in un angolino. “In moto con me salgono tutti. Ragazzi con tutte le disabilità, autistici e bambini ciechi a cui faccio guidare: loro tengono il mezzo, io lo direziono con il corpo. Saltiamo per loro facendogli provare l’ebrezza delle rampe e lo spostamento in aria. Ci considerano dei super-eroi, così tutto diventa possibile. Ho fatto mototerapia con i bambini dei raparti di ematologia e oncologia del Gaslini".

Moto e vita per tutti. I prossimi appuntamenti sono il 17 maggio a Varazze, il 19 a Modena, il 24 ad Almenno San Salvatore, Bergamo, il 25 a Lignano Sabbiadoro.  

DIAGNOSI A 12 ANNI Vanni Oddera convive da 25 anni con il situs viscerum inversus, una patologia molto rara. Ha il cuore a destra anziché a sinistra e tutti gli organi invertiti: il fegato al posto della milza, i reni spostati, così come i lobi del cervello, il sangue che circola in maniera contraria, un cuore grande il doppio del normale e l’osso del tallone vuoto. Una cosa, quest’ultima “rarissima e molto pericolosa perché se si dovesse rompere sarebbe quasi impossibile da ricostruire e resterei zoppo”. E pensare che ha scoperto al diagnosi dopo che sua mamma gli aveva proposto di fare pattinaggio artistico per distoglierlo dalla moto: “Per l’iscrizione serviva l’elettrocardiogramma, da lì abbiamo scoperto tutto”. Anche che avrebbe dovuto stare fermo: cosa per lui impossibile, e infatti mai accaduta.

IL CROCEVIA NEL 2009 Una vita a tutta, nonostante tutto. Con tanto di crocevia che gli ha fatto imboccare un’altra direzione. E’ il 2009: Vanni si trova a Mosca, sale su un taxi, l’odore è insopportabile. Sta per scendere, poi scopre che l’autista è senza gambe, probabilmente incontinente. Si fa portare indietro e all’autista dà tutti i soldi che ha in tasca. E’ come un colpo di fulmine: capisci ciò che hai, lo valorizzi e, nel farlo, ti scatta dentro quella molla del “tendere la mano”. Il resto, come la mototerapia, è una magnifica conseguenza: “La moto è libertà ma non è alla portata di tutti. Io sto cercando di farla arrivare a tutti. Mi piace vedere le persone che stanno bene. Invece quando vedo qualcuno che sta male, sto male anch’io. Mi sono chiesto: perché non tutti possono? Il messaggio da inviare è regalare tempo e passione agli altri. Bisogna pensare al prossimo, a chi sta male, e non vivere una vita da egoisti”. 

https://www.gazzetta.it/Paralimpici/14-05-2018/paralimpici-mototerapia-bambini-disabili-vita-1000-vanni-27065889275.shtml