Un anno di Covid-19: la testimonianza di Diversamente in Danza

18 mag 2021, 11:56

La danza è un linguaggio universale che permette di raccontare, attraverso il movimento, l’espressione intima del nostro essere, della nostra creatività e delle nostre emozioni. Può essere quindi il mezzo di comunicazione ideale con cui raccontare il disagio vissuto dai ragazzi durante il lockdown.

Giorgia Panetto di Diversamente in Danza ci racconta come hanno vissuto questo periodo le danzatrici dell’associazione, portandoci le loro testimonianze dirette.

Diversamente in Danza è un'associazione che dal 2003 promuove laboratori coreografici integrati per dimostrare come anche con gruppi eterogenei per abilità e caratteristiche fisiche sia possibile mettere in scena delle performance artistiche di buona qualità.

Ecco cosa ci racconta Giorgia.

COSA AVETE FATTO DURANTE IL LOCKDOWN?

La nostra preoccupazione principale è stata come sostenere le persone disabili, soprattutto con disabilità cognitiva e non più scolarizzate, nel mantenimento delle loro competenze e autonomie. 

Il primo ostacolo incontrato è stato nell’accesso al mondo informatico, dalle piattaforme di videochiamata ai social. La sfida più grande è stata cercare di rendere le spiegazioni comprensibili per tutti e continuare a migliorare i supporti informatici per permettere a tutti di accedere in autonomia e seguire gli esercizi.

Grazie al costante supporto personalizzato dei volontari e a spiegazioni video, molti soci hanno potuto partecipare alle “challenge” che ogni settimana proponevamo per stimolare la creatività e spronarli a fare qualcosa. 

Questo lavoro ha avuto il suo apice nella produzione del video “Lockdown. Keep dance” che ha meritato il primo premio al Festival Internazionale delle Abilità Differenti 2020.

Abbiamo anche continuato a fare lezione di danza online (il lavoro ha portato alla creazione del video “pre_SENTI”), cercando di rendere partecipi anche i soci con disabilità non solo come fruitori del servizio, ma anche come protagonisti, incoraggiandoli ad essere loro stessi propositori di esercizi, come nel caso di MiriamCamilla e Valentina.

Un’attenzione speciale è stata rivolta ai bambini, per i quali abbiamo pensato dei video specifici, ispirati al libro di Beatrice Alemagna “I Cinque Malfatti”, coinvolgendo nella presentazione delle attività le interpreti abili e diversamente abili della nostra versione teatrale che aveva debuttato nel 2019 

COME AVETE PIANIFICATO LE ATTIVITÀ PER LA RIPRESA?

Nei periodi in cui era possibile farlo, abbiamo attivato la possibilità di partecipare a delle lezioni all'aperto, che abbiamo chiamato "Silent lesson". Tutti si seguiva la stessa lezione, tramite una registrazione audio in cuffia che veniva attivata da tutti i partecipanti simultaneamente, ma fuori si sentiva silenzio, a simboleggiare il periodo surreale che stiamo vivendo. 

Adesso abbiamo deciso di provare a creare uno spettacolo permettendo ai nostri soci di lavorare in modalità mista, online o in presenza, approfittando delle lezioni all'aperto. Lo spettacolo si intitolerà "La Quarta Parete" e debutterà il 12 giugno.

ECCO ALCUNE LE REAZIONI DELLE RAGAZZE ALLE NUOVE ATTIVITÀ

"Ciao a tutti io sono Alessandra Zanella ho 31 anni e sto facendo danza online e mi piace però è molto faticoso stare in un video ma ho avuto la possibilità di provare con la mia malattia e poi mi piacerebbe provare a fare uno spettacolo di danza online e vedere come viene. Convivere con la mia malattia non è facile e attraverso la danza posso esternare tutte le mie sofferenze e le mie emozioni che la mia vita comporta. Infatti per me danzare è raccontare attraverso il movimento del mio corpo la mia storia. In questo periodo in cui non ci siamo visti, mi sento che sono tornata indietro a quando non avevo incontrato la mia scuola di danza che insieme alle mie compagne ballerine mi ha aiutato a sentirmi parte di un tutto, perché con loro prima dello spettacolo abbiamo gioito, condiviso ansie ed emozioni bellissime dietro alle quinte. Senza gli abbracci il calore il contatto qualcuno che ti guarda con stima che ti fa sentire una persona non invisibile ma che ti considera per quello che sei, unica e irripetibile. Questo non è vivere."

"La Silent Lesson è stata un’esperienza meravigliosa perché abbiamo potuto tornare a danzare insieme, anche se distanti e ognuna con il proprio dispositivo, ma con un’unica traccia. È stata un’idea geniale e spererei di farne ancora in primavera perché danzare all'aperto ti amplifica e rende tutto più bello. Entri a fare parte di un mondo fantastico, quasi irreale, in mezzo alla natura, ai suoi profumi, all'aria fresca e al calore del sole. Puoi danzare con tutti i sensi e ti senti realmente libera di muoversi perché non ci sono pareti né soffitti, ma solo spazi aperti e cielo. Ti senti tutt'uno con gli altri e con la natura e nello stesso tempo bene con te stessa."