"Tutti hanno il diritto a una corsa nel parco. Noi ci battiamo per questo". Così RoadRunnerHeart crea le protesi del futuro grazie a Oso

26 set 2019, 15:25

"Tutti dovrebbero avere il diritto di fare una corsetta in un parco". Sembra una banalità, ma per moltissime persone con disabilità o che hanno subito l'amputazione degli arti, l'accesso a protesi che ti permettano di correre liberamente insieme agli amici è ancora un miraggio.
"Per un normodotato, come molti definiscono chi non ha una disabilità, correre in un parco costa pochi euro per comprare scarpette adatte. Per un disabile arriva a costare anche diecimila euro di protesi. Non è accettabile".


A parlare è Daniele Bonacini, ingegnere meccanico, ex atleta paralimpico che ha corso alle olimpiadi di Atene e oggi fondatore di RoadRunnerHeart, sezione no profit di Roadrunnerfoot, associazione che si impegna a realizzare e fornire a chi ne ha bisogno  protesi in carbonio.


Daniele contribuisce a far tornare a camminare o correre chi non può farlo: grazie alla vincita dell'ultimo bando Oso di Fondazione Vodafone e un contributo di 20mila euro, RoadrunnerHeart sta ora costruendo le gambe e i piedi, insieme ad alcune polisportive e studi di ortopedia, per cinque ragazzi che vogliono tornare "a fare una corsetta nel parco" dice Bonacini.

"Non stiamo parlando di atleti che vogliono competere in gare, ma di ragazzi che vogliono semplicemente poter camminare, muoversi, avere la loro autonomia fra scuola e lavoro. Una cosa che in Italia sembra quasi impossibile se non hai le gambe. Se oggi perdi gli arti ad esempio in un incidente, ti viene fornito un sostegno di poche centinaia di euro. Ma le protesi adatte per poter avere una vita sia dentro sia fuori dal campo costano anche diecimila euro. Se non ci fosse l'impegno di realtà come la Fondazione Vodafone, associazioni, il contributo di federazioni o piccole polisportive che raccolgono fondi con il crowdfunding, molti italiani non potrebbero mai riuscire economicamente a sostenere i costi per avere le gambe o le braccia. E' incredibile, ma è così".


Per lavoro Bonacini negli ultimi anni si è confrontato con diversi sistemi di welfare nel mondo e "mentre nei paesi Scandinavi è norma aiutare con delle protesi eccellenti la vita delle persone, qui da noi è sempre tutto molto complesso. A volte mi sembra che abbiamo scoperto solo ieri che esiste la fibra di carbonio...".


Dal 2007 Roadrunnerheart lavora per gestire "i progetti No profit minimizzando i costi degli ausili e annullando i costi di gestione, che aumentano del 60% se gestiti da alcune organizzazioni NO profit e ONG internazionali. Collaborando con diverse associazioni senza fine di lucro impegnate in Africa, Medio Oriente e in quei paesi in via di sviluppo dove la tutela salute non è ancora un diritto acquisito" si legge sul loro portale. Ad Haiti, "dove nemmeno la polizia si avvicinava", hanno portato "quasi mille protesi". In Italia la casa madre RoadRunner ha lavorato con decine e decine di atleti, anche Giusy Versace.


Adesso l'obiettivo di RoadRunnerHerat, che lavora sempre di più su competenze di ingegneria meccanica e materiali per ottenere prodotti a costi inferiori ma decisamente funzionali, è quello di continuare a combattere "perché non venga negato mai il diritto allo sport, ma anche a una semplice passeggiata, a tutti coloro a cui mancano arti. Quando vedremo camminare con noi i cinque ragazzi del bando Oso, saremo felicissimi" chiosa Daniele.