Thomas Trentin: «Pedalo per abbattere i muri»

24 feb 2020, 13:21

Thomas Trentin, vicentino, ha 19 anni quando nel 1999 gli viene diagnosticata la sclerosi multipla, che si presenta in modo traumatico perché il braccio e la gamba sinistra non rispondevano più agli stimoli.  Con l’aiuto dei genitori, però, riesce a rimettersi in piedi e a continuare la sua vita. Dal 1999 al 2003 cambia completamente stile di vita, lavora in un’azienda elettronica e non ha ricadute fisiche, fino al gennaio 2003, quando si presenta il primo duro attacco, seguito dal secondo a settembre. Dopo queste ricadute Thomas inizia a vedere il mondo in modo diverso, tanto da iscriversi ad un corso per imparare l’inglese, con l’intenzione di partire per l’estero, abbandonando la sua Vicenza alla quale sentiva di non appartenere più. Fu proprio durante quel corso d’inglese che conobbe Sonia, la sua futura moglie che sposerà tre anni dopo.

Nel 2003 Thomas sente il mondo cadergli addosso ma ad aiutarlo ci penserà il primario del reparto ospedaliero dove è in cura, che lo invita a fare un giro in bici assieme a lui. Da quel giro nascerà la passione per la bici che Thomas coltiva tutt’ora. A Luglio 2003 percorrono insieme il Passo Rolle e da quel momento Thomas continuerà a pedalare, senza farsi influenzare o scoraggiare dalla malattia. La svolta successiva arriva nel 2017 quando legge il libro di Alex Zanardi, “Volevo solo pedalare”. Un’opera che lo ispira facendogli prendere la decisione di iscriversi alla prima Gran fondo in bicicletta alle tre cime di Lavaredo, un’esperienza che lo segnerà per tutta la vita. A gennaio 2019, grazie ad alcune ricerche su internet riguardo al ciclismo in relazione alla sclerosi multipla, trova il nome di Alessandro Cresti, atleta che lo porta a conoscere Obiettivo3. L’Ingresso in Obiettivo3 è avvenuto in modo talmente veloce che Thomas quasi non si rende conto di quel che sta facendo, fino a quando ad aprile partecipa assieme ai nuovi compagni alla gara paraciclistica “Due giorni del mare” di Marina di Massa. Un’esperienza importantissima e indimenticabile, anche perché condivisa con il figlio Mathias di 9 anni, che entra a contatto con il mondo della disabilità, iniziando a conoscerlo e viverlo. Thomas continua ad allenarsi e a migliorare, fino alla partecipazione alla gara più impegnativa della sua carriera, la Sportful Dolomiti Race, conclusa in 12 ore.

«Volevo dimostrare a me stesso che se si vuole davvero i “muri mentali” si possono abbattere», sorride Thomas. «Ho avuto a che fare con persone affette da sclerosi multipla che si vedevano già in sedia a rotelle e non avevano nessuna forza di volontà. Io, invece, non voglio farmi abbattere dalla malattia e grazie ad Obiettivo3 ho trovato persone come me». Questo spirito di squadra Thomas l’ha ritrovato anche nel gruppo “sklerobikers”, che nasce da un’idea di Alessandro Cresti. “Sklerobikers”, fondato come gruppo ciclistico, si è poi evoluto in qualcosa che va oltre tutto ciò perché, «non si ha in comune solo la passione per la bici ma si condivide anche la malattia e ognuno condivide la propria esperienza mettendola a disposizione degli altri come aiuto e sostegno. La cosa più importante è che tutti quanti abbiamo in comune il fatto di non volersi arrendere davanti alla malattia e troviamo nel gruppo il miglior modo per darsi forza».

 

Sara Perin