Stefano Gori: #ambasciatoredellosport

29 apr 2021, 14:33

La storia di Stefano Cori#L'insuperabile è imperfetto

Tentativi, infortuni e poi la diagnosi definitiva: retinite pigmentosa

Sono nato a Lucca il 13 marzo 1960. Da piccolo ho iniziato a giocare a pallone prima nei pulcini di Ponte a Muriano, il mio paese, poi nella squadra come attaccante, e successivamente difensore, di Borgo a Mozzano. C’era un accordo con l’Arezzo Calcio per trasferirmi a giocare lì, ma per un problema alla gola che mi tenne lontano dai campi, purtroppo non se ne fece nulla. Feci anche dei provini per il Perugia, ma con lo stesso esito perché ebbi un nuovo infortunio alla caviglia durante un’amichevole contro il vivaio del Milan. Altre squadre importanti si avvicinarono a me (Inter, Milan, Juventus e Empoli) ma purtroppo i problemi fisici non mi hanno mai fatto concretizzare nulla nel calcio. A 20 anni inizia a svilupparsi una malattia agli occhi, la retinite pigmentosa, che mi rende ipovedente dopo quattro anni e poi mi porta lentamente a perdere completamente la vista. A 28 anni ero completamente al buio.

La nuova sfida e il percorso sportivo da non vedente 

Ho continuato comunque a praticare sport, correndo le lunghe distanze come la Firenze-Faenza (100 km), la Pistoia-Abetone (50 km) fatta ben 6 volte, maratone e mezze maratone. Non mi sono mai arreso dopo la cecità, perché ho iniziato una nuova vita e un nuovo sport. Ho conosciuto la grandissima famiglia che oggi si chiama FISPES, attraverso una trasmissione di Rai Tre che parlava di un campionato italiano organizzato a Firenze. Nasce così il mio percorso di vita da sportivo non vedente
Ho partecipato a tanti Assoluti, Societari, Indoor, meeting vari e sono arrivato alla conclusione che l’atletica paralimpica mi ha regalato una nuova vita, conoscenze importanti, risultati importanti, la nomina di Cavaliere della Repubblica da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, di Commendatore della Repubblica da parte del Presidente Napolitano, tanti riconoscimenti come ambasciatore dello sport da parte di molti Comuni d’Italia, cittadinanze onorarie, il discobolo d’oro per la divulgazione dello sport paralimpico per persone con disabilità, la Pantera d’Oro di Lucca, la Spilla d’Oro dei veterani dello sport, e tante altre grandissime soddisfazioni. Oggi ho fatto parte della Giunta regionale del Comitato Italiano Paralimpico della Toscana con due mandati e ora sono delegato provinciale di Lucca.

Oltre lo sport

Ho anche iniziato a fare volontariato, aiutando tante persone che avevano bisogno e ho combattuto per ottenere l’abbattimento delle barriere architettoniche in vari Comuni (scivoli per carrozzine, semafori sonori ecc.). Mi ritengo una persona contenta di quello che ho fatto, di quello che sto facendo e di quello che posso ancora fare in futuro per dare aiuto agli altri.
Nel 2001 ho scritto insieme a Luisella Audero un libro intitolato ‘Gli occhi della vittoria’, il racconto della mia vita. Abbiamo voluto distribuire 3500 volumi gratuitamente e devolvere il ricavato in beneficenza. 
Vado nelle scuole, incontro oltre 40 istituti l’anno per far conoscere lo sport per persone con disabilità, facendo correre i ragazzi bendati in palestra e all’aperto. Lo faccio anche con i carcerati di Lucca. A tutti loro dico che perdere la vista non è perdere tutto: perdere la vista è solo perdere uno dei nostri sensi, ma se ne sviluppano tanti altri.

L'importanza di una rete di supporto

Per fare atletica, noi non vedenti abbiamo bisogno di angeli custodi, persone che ci aiutano ogni giorno e si sacrificano ogni giorno come guide sportive. Ne cito alcuni: Marco Del Medico, Marco Guidotti, Francesco Niccoli e Patrizio Andreoli, gli ultimi due mi accompagnano da oltre 10 anni.
Per me è fondamentale che i giovani conoscano questo nostro bellissimo sport e tutte le altre discipline sportive che possono essere praticate da persone con disabilità visiva. 
Chi ha una difficoltà visiva e motoria contatti la Federazione, abbiamo bisogno di voi.

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