Sport e parole - Creiamo consapevolezza insieme!

30 set 2021, 13:12

L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI DISABILITÀ 

Scrive Claudio Arrigoni: “Usare un linguaggio corretto e rispettoso di ogni tipo di condizione è fondamentale sempre, ma ancora di più quando si comunica su le cosiddette “categorie deboli” o “fragili” (termini non precisi e anche questi discriminatori, ma che aiutano nella comprensione) che comprendono tutte le persone, i gruppi, le categorie a rischio discriminazione”

Il concetto di disabilità ha subìto nel tempo una profonda revisione, sia dal punto di vista scientifico che culturale e sociale. Anche nel linguaggio corrente si è avuta un’evoluzione dei termini usati: inizialmente si faceva riferimento al deficit da cui la persona era colpita, poi si è passati a distinguere la persona dalla menomazione da cui è affetta, utilizzando la locuzione, ritenuta più rispettosa dell’individuo, di persona disabile. Oggi, la persona è posta sempre al primo postomentre la sua condizione viene dopo, e il termine corretto per indicare chi vive in condizione di disabilità è proprio questo: persona con disabilità.

IL RUOLO DELLO SPORT

Proprio lo sport, e in particolare quello paralimpico, ha dato un impulso fondamentale nel migliorare la comunicazione e i comportamenti sulla disabilità, valorizzando la persona a prescindere dalla condizione, che passa in secondo piano. Dal 2016, per esempio, il Comitato Paralimpico Internazionale ha eliminato i termini “disabile” e “disabilità” dalle proprie comunicazioni, dal momento che questi non esprimono la realtà quando si parla di sport.

Abbiamo sempre parlato di atleti paralimpici. Anche quando abbiamo modificato, poco dopo l’inizio del nuovo secolo, il nome del Comitato Paralimpico: prima era Federazione Sport Disabili” ha detto Luca Pancalli, presidente storico del Comitato Italiano Paralimpico, in carrozzina dopo una caduta da cavallo quando era Nazionale Juniores di pentathlon moderno. 

È importante però esprimersi in modo naturale, dal momento che modificare il proprio modo di parlare quando si è insieme a una persona con disabilità sarebbe ugualmente discriminatorio: “Sono convinto che la terminologia sia importante e che riesca a rompere delle barriere culturali che diventano anche sociali. Detto questo, è chiaro che la sostanza debba prevalere sempre. La disabilità fa parte della realtà e non è nascondendola che si risolvono i problemi. Non mi vergogno della mia disabilità. Persone che usano il termine disabili hanno atteggiamento rispettosi: questo trovo sia fondamentale” ha detto ancora Luca Pancalli. 

Può capitare quindi anche di utilizzare espressioni di uso comune, come “Hai visto?” o “Ci vediamo dopo!” con chi è cieco o “fai un salto da…” con chi usa una carrozzina. Eventualmente sarà chi ha una disabilità a indicare se è a disagio con certe espressioni. 

I RISCHI DEL LINGUAGGIO

Eppure, le parole usate in ambito sportivo, quando si tratta di sport per persone con disabilità, rischiano a volte di valorizzare solo i livelli al vertice, oscurando involontariamente il concetto di sport per tutti e diritto di tutti.

Per esempio, il termine paralimpico viene esteso a tutte le persone con disabilità che praticano una disciplina sportiva. Una scelta condivisibile, se si pensa che l’indicazione del Comitato Paralimpico Internazionale sarebbe, per tutto ciò che non è legato ai Giochi Paralimpici, quella di sostituire con la parola “impairment” il termine “disability”, ovvero sostituire “disabilità” con “menomazione”. E in inglese funziona, ma in italiano la parola “menomazione” è peggiorativa rispetto a “disabilità”. 

La dicitura “atleta con disabilità” è quindi migliore di “atleta con menomazione”, e allargare il termine “paralimpico” anche a coloro che non hanno mai partecipato o non intendono partecipare a una paralimpiade, permette, come abbiamo visto di mettere al centro la persona e non la sua condizione.

Ma parlare sempre più spesso di Sport Paralimpico e non di Sport Adattato (e/o Integrato), di “superdisabili” (dall’inglese supercrip, riferito agli atleti di élite del mondo paralimpico) e non di atleti con disabilità rischia di nascondere un mondo fatto di quotidianità, frequenti visite mediche, necessità di scendere a compromessi con chi ti assiste, costi elevati e difficoltà.

Se è vero che atleti paralimpici di eccellenza come Bebe Vio o Alex Zanardi, i nostri “supercrip”, hanno contribuito alla diffusione delle discipline sportive paralimpiche, diventando punti di riferimento e modelli per tutte quelle persone con disabilità (e non solo) che vogliono praticare sport, mostrando cosa si può ottenere con determinazione, positività e abilità, contrapponendosi come modelli positivi e vincenti a quelli pietistici a cui siamo più spesso abituati, è anche vero che, citando Amit Kama, Senior Lecturer del Yezreel Valley Academic College di Israele. “il supercrip glorificato che compie azioni straordinarie affascina i media e innesca due intuizioni: a) la disabilità non è costruita socialmente, ma equivale a una menomazione fisica che può e deve essere superata da una risoluta dedizione; b) automaticamente, tutte le persone disabili che non riescono ad avere buone prestazioni nei loro sforzi quotidiani appaiono carenti di forza di volontà e autodisciplina. In altre parole, i supercrip eclissano i loro simili che vengono quindi giudicati negativamente”.

Dall’altro lato, nel senso comune spesso sostenuto e amplificato dai media, i supercrip sono spesso rappresentate come quelle persone “nonostante la disabilità” o “nonostante tutto” ce l’hanno fatta. Come a dire: vivere con la disabilità non è normale, se ce la fai devi essere super-umano. Una concezione stereotipata della disabilità che crea e perpetua pregiudizio e senso di distanza tra le persone con disabilità e le altre.

IL GLOSSARIO 

C’è ancora molto da fare, di sicuro quello che occorre è una presa di coscienza del fenomeno. Per questo, il Team di Ogni Sport Oltre ha deciso di creare un glossario dedicato a sport e disabilità. Se vuoi partecipare lascia il tuo commento qui sotto o puoi scriverci a community@ognisportoltre.it, per contribuire o condividere la tua esperienza!