Special Olympics, Eleonora atleta mondiale: “Niente vittimismo”

10 mar 2019, 09:19

Da leggere tutto d’un fiato questo racconto di mamma Anna sulla figlia Eleonora. Eccola un’altra direttrice lungo a strada maestra: “NIENTE VITTIMISMO!

 

Eleonora Calabrese è determinata, sicuramente il mio atteggiamento nei suoi confronti, mantenuto fermo per tutto il corso della sua vita, l’ha aiutata a forgiarsi nel carattere. Oggi è una donna molto attiva, basta spronarla, a volte “ricattarla” – racconta sorridendo la mamma Anna – e lei si mette in gioco fino a quando non raggiunge il suo obiettivo.  “Niente Vittimismo” è il mio motto, non ho abbracciato mia figlia di più di quanto non abbia fatto prima  con suo fratello maggiore, non l’ho abbracciata più spesso o più forte perché Eleonora ha un cromosoma in più.

Ricordo che quando era piccola, ai tempi dell’asilo, avevo deciso di non comprarle le scarpe con lo strap, avevo scelto per lei quelle con le stringhe perché desideravo che imparasse ad allacciarle da sola. Capitava spesso che facevamo tardi a scuola per questo, per rispettare i suoi tempi, ma per me non era un problema. Chiamavo per avvisare la maestra: “Tardiamo un po’ ma mia figlia “camminerà da sola”.

Eleonora è una persona molto forte e sensibile al tempo stesso. Siamo simili io e lei, abbiamo un feeling mentale molto intenso. Sono una donna separata e mio figlio, il fratello di Eleonora, è andato a vivere per conto suo, così oggi in casa siamo io e lei: una famiglia.

La Sindrome di Down l’ho studiata a fondo, è una condizione che oggi non mi fa più paura, anzi in casa riusciamo anche ad ironizzarci e a riderci su, ma per me non è stato sempre così.

LA NASCITA

Eleonora è nata il 10 febbraio del 1986 a Prato. Mi sono accorta subito che qualcosa in lei non andava, l’ho capito dai suoi occhi a mandorla e mi è crollato letteralmente il mondo addosso. La verità è che ho avuto bisogno di tempo, molto tempo, per accettarla. Devo aver passato quasi un anno, da quel giorno in poi, chiusa in casa. Cercavo sempre la solitudine più totale per piangere a dirotto e non nascondo di aver avuto voglia di picchiare la testa al muro ripetendomi “ ma perchè proprio a me?”. Fu una neuropsichiatra, più di altri, ad aiutarmi in quel periodo così difficile e funesto. In fondo della Sindrome di Down non si sapeva ancora molto e lei mi rassicurava dicendomi che facevo bene a sfogare nel pianto il mio dolore e che avrei imparato, con il tempo, a relazionarmi con Eleonora nella più assoluta normalità. Mi ha dato dei consigli concreti che ho seguito alla lettera, mi sono affidata a lei,  e ho imparato ad asciugare in fretta le lacrime e poi, man mano, a non farle scendere più. Ricordo in particolare un consiglio che può sembrare semplice e scontato ma in realtà mi ha aiutato tanto: quello di insegnare ad Eleonora a guardarsi ogni giorno allo specchio, per osservarsi, accettarsi e di farlo con fierezza. E’ un consiglio che in fondo ho applicato anche su me stessa, come madre, ed ha funzionato.

LA SOCIALITÀ DI ELEONORA

Eleonora è cresciuta collezionando molteplici e fortunate esperienze di gruppo, vuoi con lo sport, vuoi con gli scout. Seguendo le orme di suo fratello. Ha partecipato a vari campi scout fuori porta che l’hanno messa in condizioni anche piuttosto impervie, come a Siena, dove è andata in tandem in pieno inverno, o al lago di Garda. Eleonora è una grande nuotatrice.

Si è saputa inserire sempre nei vari gruppi di amici e compagni di avventura, ha sempre preso di petto – e di cuore – tutte le esperienze che la vita le ha messo di fronte.  Ricordo un solo episodio spiacevole che, suo malgrado, ha subito.

Erano gli anni delle scuole superiori, Eleonora era già grande e aveva difficoltà a gestire l’attrazione verso i ragazzi, cosa piuttosto comune nei giovani con la Sindrome di Down. Il risultato più evidente è che, spesso e volentieri, cercava il contatto fisico in modo anche diretto. In sostanza è successo che una volta ha trovato chi l’ha voluta allontanare in modo anche più diretto, piuttosto brusco. Uno di quei ragazzi le diede una spinta urlandole in viso “Vai via!”. Rimase molto male. Ricordo che il Preside intervenne risoluto invitandomi caldamente ad esporre denuncia perchè in fondo era lui che voleva dare una “lezione” a quei ragazzi che non avevano una buona reputazione all’epoca. Declinai il suo invito, decisi di parlare e chiarire con i genitori di questi ragazzi, ma non andai oltre, convinta che per Eleonora stessa fosse meglio così.

LO SPORT E I GIOCHI MONDIALI

L’incontro con lo sport è avvenuto molto presto, Eleonora aveva circa tre anni quando iniziammo a fare acquaticità e fui contattata e poi coinvolta in Special Olympics direttamente da Umberto Spinelli, Presidente dello Special Team Prato. Si sono aperte le porte di un mondo pieno di opportunità che, con tanto impegno e determinazione, l’hanno portata molto presto a gareggiare con tutte le sue forze, a soli 13 anni, in America.  Un’atleta italiana, la più giovane, ai Giochi Mondiali Special Olympics in North Carolina, era il 1999.

Eleonora non ha mai smesso di fare sport; si è cimentata in diverse discipline: dal nuoto al bowling, che le insegno io, e non ultima la ginnastica ritmica che, diventata una sua grande passione, le sta per donare una nuova ed importante esperienza internazionale: i Giochi Mondiali Special Olympics ad Abu Dhabi (13-21 marzo). Alla notizia della sua convocazione ha risposto con il suo inguaribile entusiasmo, è davvero molto felice di esserci. Poco importa se questa volta non potrò seguirla fisicamente fino agli Emirati Arabi. Volerà con la sua squadra. In fondo ora sa allacciarsi le scarpe da sola e sa camminare con le sue gambe. Tornerà, lo so già, più felice di come la vedrò andar via.

Dal mio canto mi accontenterò di seguirla da lontano, la cercherò nelle fotografie e nei filmati che produrranno durante i Giochi Mondiali e, lo dico in confidenza, mi sentirò libera di commuovermi e saranno lacrime di gioia.