Redazione
12 ott 2017, 14:22

"Schiacciamo la sordità con la pallavolo.... Senza limiti"

«Andiamo oltre la sordità». Per il pubblico della pallavolo è più che altro un invito. L’invito a superare lo stupore iniziale di sapere che esiste un movimento pallavolistico dedicato ad atleti sordi che giocano sia nei campionati Fipav insieme ai normodotati – con o senza ausili, scelte personali sia
in campionati Fssi (Federazione Sport Sordi Italia), dove invece la sordità è un requisito non solo clinico bensì reale, dove nessun correttivo è ammesso. Due campionati, entrambi essenziali
per la crescita dell’atleta che non sente. «Andiamo oltre» le metafore che riguardano quell’argento vinto dalla Nazionale femminile alle Olimpiadi dei Sordi in Turchia in estate, che ha fatto rumore, ma che ora deve seminare per il futuro.
FUTURO Per le atlete e gli allenatori, invece, quello di Alessandra Campedelli, coach della squadra, è un appello culturale: senza la collaborazione dei tecnici un atleta sordo, pur con talento, crescerà poco: «La mia richiesta di andare oltre la sordità è sia per i miei colleghi – racconta il coach dell’under 16 della Blu Volley Verona – sia per i ragazzi e le ragazze sorde. In entrambi i casi, non fermatevi. Non pensate che questa disabilità vi debba frenare. L’atleta sordo è penalizzato perché durante il gesto tecnico non può sentire né le indicazioni, né i tocchi di palla, ma questa difficoltà
va compensata, magari a fine allenamento, con qualche minuto da spendere per la comunicazione.
Ci vuole pazienza. Ma non accontentatevi – e qui parla agli atleti di giocare in un campionato dove siete confortati da una bravura evidente, ma che non vi accresce. Provate, salite, mettetevi in gioco. E invece ai coach dico: cercate sempre di chiedere di più a queste ragazze, fate sì che siano le prime a non accontentarsi».