Redazione
04 ago 2017, 08:50

Porru, presidente Fispes: "Per le medaglie e per la fiducia ai giovani"

L’atletica paralimpica è poesia. Come l’atletica. Perché - molto semplicemente - è atletica. I Mondiali senior si sono conclusi non più di dieci giorni fa e l’Italia della Fispes (Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali) ha portato a casa la doppia cifra di medaglie. Una meraviglia, uno spot stupendo per lo sport italiano, a prescindere dal fatto che fosse o meno sport per persone con disabilità. I nomi degli atleti sono sulla bocca di tutti ormai da anni, da Londra 2012. Per citarne soltanto alcuni: Martina Caironi (doppio oro nei 100 metri e nel salto in lungo), Assunta Legnante (regina incontrastata del getto del peso) ma anche atleti che con dedizione e pazienza hanno conquistato le loro prime medaglie internazionali, come Federica Maspero (argento nei 400 metri) e Giuseppe Campoccio (getto del peso).

E il passaparola sta volando talmente in fretta che, davvero, il movimento crescerà, diventerà grande. Ora cominciano, invece, i Campionati giovanili di atletica leggera: “Penso che i nostri ragazzi potranno ben figurare, incrociamo le dita – spiega Sandrino Porru, presidente della Fispes rieletto dopo le Paralimpiadi di Rio de Janeiro e reduce dall’avventura britannica – anche se, ovviamente, a Notwill, non si tratterà di puntare ad arricchire il medagliere, quanto ad infondere fiducia in questi ragazzi. Ci sarà il nostro Riccardo Bagaini, che portò la bandiera agli Europei di Grosseto e che ha conquistato una medaglia d’argento nella 4x100 pochi giorni fa a Londra. Ma ci saranno ben tre ragazzi del 2003! Agli ultimi Assoluti, il 30% degli atleti era esordiente e il nostro movimento continua a crescere. Per esempio, da Rio, siamo cresciuti del 10%”. Tornando a parlare del Mondiale di Londra, invece, c’è ancora tanta gioia da gustare: “L’Italia ha dato il massimo in questa occasione. Sappiamo bene che in alcuni casi alcune medaglie sono arrivate per delle assenze importanti (mancava per esempio la tedesca Vanessa Low, 100 metri e lungo) ma questo, pur contando, non significa che non ce le siamo meritate. I nostri atleti erano lì, pronti, allenati e desiderosi di dare il massimo. Ed è stato così”. La medaglia a Londra che più si porta nel cuore Sandrino Porru? (ci pensa un po’ su) “Forse la 4x100. Perché è stato il risultato di un lavoro incredibile, fantastico che ha fatto uscire sia la squadra, sia le individualità di Bagaini, Lanfri, Manigrasso e Di Marino. E ora, c’è da godersi il Mondiale giovanile di Notwill. Per quel che può dare oggi, ma soprattutto per quel che potrà dare domani. In termini di medaglie, certamente, ma soprattutto in pensando al movimento”.