Ora c'è una casa per gli invisibili. A Roma grazie a Oso inaugura la struttura di Fondazione Hopen

Redazione
Roma RM, Italia
08 ott 2019, 14:43

Gli invisibili avranno una casa. Un luogo dove poter crescere, fare comunità, confrontarsi, aspettando quel giorno in cui anche in Italia si affronterà finalmente di petto un problema che oggi coinvolge migliaia di persone.

Secondo una ricerca dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, in Italia un milione di bambini sotto i 16 anni è affetto da una malattia rara: soltanto il 60%, nei primi due anni, riceve una diagnosi del problema, mentre il restante 40% - e si parla di 400mila bambini – non sa cosa ha.

Migliaia di bambini, adolescenti e famiglie, che rientrano nelle “malattie genetiche rare senza nome”, afflitte da problemi che vanno da svariate forme di disabilità sino a patologie non definite.

Sono invisibili perché, racconta Francesco Bruti della Fondazione Hopen Onlus - “nessuno sa cosa hanno. Addirittura, quando devi affrontare questioni burocratiche, il solo fatto che abbiano una malattia “senza nome”, e senza dunque la possibilità di definirla, dal punto di vista assistenziale li spinge ancora di più nell’oblio”.

Ecco perché a Roma, qualche anno fa, è nata la Fondazione Hopen Onlus, con lo scopo di diventare un punto di riferimento per le famiglie che vivono l’incubo dell’abbandono, l’isolamento, l’assenza di informazioni. Per anni hanno coinvolto i ragazzi (tra i 12 e i 25 anni) in attività di vario tipo “ma dovevamo sempre spostarci da una palestra all’altra, da Roma Nord a Roma Sud, da un campetto a una piscina. Era molto complesso per tutti, poi è arrivato il Bando Oso...” dice Bruti.

La Fondazione ha vinto il bando Oso – Ogni Sport Oltre di Fondazione Vodafone, un contributo economico che ora, finalmente, dopo tanto peregrinare ha permesso a Hopen di trovare una casa: il 13 ottobre verrà inaugurato lo spazio all’interno della Parrocchia Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone (Roma), che è appena stato ristrutturato.

Grazie al contributo di Oso e a fondi raccolti da altri privati nella parrocchia è stato realizzato un campo polifunzionale, “così i ragazzi potranno avere un luogo di ritrovo, un posto dove giocare a calcetto, fare karate, volley e sport. In più ci sono spazi per il cinema e il teatro. Finalmente, come sognava il nostro presidente, abbiamo una casa”.

Il presidente, il medico Federico Maspes, ha vissuto in prima persona il problema: sua figlia ha una malattia senza nome e dopo estenuanti viaggi all’estero, tentativi continui di risposte e anni di estrema difficoltà, ha deciso di dar vita alla Fondazione Hopen proprio per fare comunità e aiutare altre famiglie.

Così oggi medici, docenti, amici e imprenditori guidano questo progetto per fornire una alternativa ai ragazzi: “Dalla mattina al pomeriggio potranno avere un luogo dove ritrovarsi, stare insieme e giocare. Ognuno di loro avrà un programma personalizzato e tutti saranno seguiti da uno staff che comprende educatori, allenatori, medici, psicologici che li seguirà da vicino. Parliamo di circa 50 fra bambini e ragazzi che avranno finalmente una casa anche fuori dalle mura della propria famiglia” spiega Bruti, consigliere della Fondazione.

Attraverso lo sport, come la pallavolo, il calcetto, o la ginnastica, molti dei ragazzi seguiti da Hopen hanno trovato “la forza di crescere e di fare gruppo”. E’ stato lanciato il programma “tutti in gioco” ma anche “tutti in cucina” o “tutti a karate”. Qualcosa di bellissimo è accaduto con il karate: “E’ uno dei primi sport che abbiamo proposto. Devo dire che attraverso il karate alcuni ragazzi hanno profondamente aumentato la loro autostima. E’ una disciplina dove serve molta concentrazione e abbiamo osservato diversi benefici fra chi ha provato a praticarla”.

Dopo il 13 ottobre, giorno di inaugurazione della nuova struttura, la speranza della Fondazione Hopen è quello che l’esperienza romana possa diventare un “modello per altre città, dove creare dei luoghi e dei punti di riferimento per ragazzi e famiglie” conclude Bruti. Il nome, da solo, indica la strada: “speranza” (hope) e apertura (open). Vale per tutti e se si ha bisogno di aiuto basta contattare la Fondazione (CLICCA QUI).