Massimo Salmaso non smette di pedalare: «Quanti stimoli da Obiettivo3»

06 ago 2019, 13:11

Massimo Salmaso nasce nel 1971 a Padova. Da giovane è un ragazzo sportivo, gli piace la fatica e stare all’aria aperta, è appassionato di rugby e nuoto. All’età di 20 anni decide di arruolarsi in Polizia, una professione che diventa presto un tassello importante della sua vita e che lo vede prestare servizio in diverse città d’Italia, per poi essere assegnato a Padova. In questo periodo Massimo non rinuncia gli allenamenti e, anche ai fini del suo lavoro, si avvia a discipline come la Boxe e la Kick Boxe, che lo accompagneranno per molto tempo. Nel 2007 subisce un grave incidente in moto nel tragitto per andare a lavoro, rimanendo invalido al 60% e perdendo di fatto l’uso del braccio sinistro. Le fasi iniziali del recupero sono difficili, l’infortunio gli impone di cambiare mansione a lavoro e di riprogrammare tutta la sua quotidianità sulla base della sua nuova condizione, rinunciando alla maggior parte delle sue passioni. «L’impatto con l’infortunio per me è stato molto duro», racconta. «Da un giorno all’altro non potevo più svolgere il mio lavoro, perché era strettamente collegato alla mia condizione fisica. Nella quotidianità ho dovuto affrontare mille nuovi problemi prima di allora sconosciuti e infine sono stato costretto ad abbandonare gli sport che praticavo». Un periodo difficile, che finisce nel 2010, quando Massimo scopre per la prima volta la passione per la bicicletta. Non solo un hobby, ma un’attività che, come racconta oggi, per lui ha significato tornare a volersi bene oltre che rimettersi in forma. «Fino ad allora mai avevo pensato che mi sarei interessato al ciclismo, era uno sport che non avevo mai praticato, di cui non sapevo nulla. Sapevo però che nonostante tutto le mie gambe funzionavano ancora perfettamente e che avevo bisogno di ripartire, quindi ho semplicemente provato. Mi ricordo che la prima salita che ho fatto sono caduto davvero tante volte, ma quando sono arrivato in cima mi sono sentito felice come non mi sentivo da anni. Da quel giorno vivo in bicicletta». Massimo continua quindi ad allenarsi, iniziando anche a vincere le prime competizioni. Nel 2018 incontra Alex Zanardi durante una sessione di allenamento e poco dopo si unisce agli atleti di Obiettivo3 proprio su suo invito: «Incontrare questo progetto ha in qualche modo cambiato la mia vita, dal modo di percepire la disabilità a quello di allenarmi. Ho la possibilità di prepararmi con un team di esperti insieme ad atleti e campioni con un bagaglio di vita sicuramente importante. Tutto questo rende l’ambiente di O3 estremamente stimolante da un punto di vista sia sociale che sportivo e credo che questa caratteristica sia davvero fondamentale per attirare sempre nuovi appassionati di sport». La passione fa parte di Massimo, che da quando ha scoperto il ciclismo vive davvero in bici, non solo per allenarsi, ma anche per andare a lavoro e fare qualsiasi cosa si possa fare in sella. Una passione per la vita, quindi, importante da praticare quanto da condividere con altri atleti, per migliorare il più possibile. «Obiettivo3 raccoglie persone diverse, che hanno subito infortuni e incidenti di molti tipi, ma che hanno tutti la stessa voglia di andare avanti senza arrendersi. Allenarsi in questo contesto è sicuramente importante per una persona con disabilità, ti porta a vedere la tua condizione sotto una luce nuova, senza l’esigenza di nasconderla o ignorarla ma con la carica per ottenere dalla vita tutto quello che si può prendere». Ancora una volta riemerge l’importanza dell’attività sportiva, intesa non solo come preparazione per le competizioni ma come momento di crescita e fatica collettiva e individuale per poter superare i propri limiti. «Col senno di poi -conclude il ciclista- posso dire che il mio incidente si è rivelato un’occasione per riflettere e mettermi alla prova, rilanciandomi anche come persona. In tutto ciò lo sport per me è stato fondamentale, un modo per ritornare a sentire l’adrenalina, per tornare a volersi bene e ad avere voglia di vivere, vivendo il meglio possibile».

 

Nicola Giannini