Redazione
30 dic 2017, 11:40

Luca, il riscatto corre su due ruote...

L’incidente a 16 anni, quando si iniziano i primi passi verso l’autonomia. Le difficoltà ad accettarlo. La reazione e il primo vero riscatto. Fino alla consapevolezza diventata un mantra, il suo mantra: “Alla fine dei Giochi paralimpici di Sochi (dovge ha gareggiato nello snowboard, ndr) impossibile è diventato I'm possibile”. A volte è questione di apostrofi, di virgole: perché il limite è più sottile di quello che si può pensare. “Si può sempre andare oltre, lo insegna non solo la mia storia - dice Luca Righetti - ma quella di ognuno di noi: possiamo essere qualsiasi cosa se la desideriamo, occorre solo volerlo veramente. Volontà e determinazione non fanno parte del nostro dna, le dobbiamo ricercare e coltivare dentro a noi stessi. Grazie ai nostri desideri, alle nostre passioni possiamo fare tutto quello che vogliamo. Alla base di tutto c'è questo motto: chi osa vince”.

LA CADUTA E LA RIPARTENZA Al 39enne di Parma la vita è cambiata quando di anni ne aveva 16: “A causa di un incidente stradale cambia, nel trauma ho riportato la frattura di bacino e la lesione alle vertebre lombo-sacrali L5 e S1. Diagnosi: completa paresi della gamba sinistra con totale mancanza di sensibilità al tatto, al caldo/freddo”. Rialzarsi non è stato facile: “Ho dovuto ricominciare tutto da capo. Ho imparato di nuovo a reggermi in piedi, ho imparato un nuovo modo di camminare con l'ausilio di un tutore e a convivere con un nuovo me stesso. Si è giovani, è difficile capire perché succedono queste cose. Gli amici e la famiglia sono stati il primo vero appoggio che ho utilizzato. Sono ripartito grazie ad una scommessa fatta con mio padre: mi ha spronato a voler ritornare a sciare, con mio grande stupore ci sono riuscito. Il mio primo vero riscatto”.

OBIETTIVO TOKYO 2020 “Lo sport è stata la mia terapia, ha annullato le differenze con gli amici. Mi permette di conoscere nuove persone facendomi crescere come uomo e come atleta. E’ il mezzo più veloce per entrare in sintonia con me stesso, per ricercare le mie sensazioni più profonde. Peccato che in Italia non abbiamo una grande cultura sportiva: lo sport è disciplina, è carattere, a mio avviso un importante elemento educativo per gli adolescenti”. Dagli sport invernali con lo snowboard, Luca è passato al ciclismo. Pronti via e subito, qualche dopo aver inforcato la bicicletta per la prima volta, ha già vinto il titolo italiano di mountain bike, il 6 agosto a Toppo di Travesio (Pn). “In seguito alla mancata qualificazione per il mondiale 2017 la corsa alle Paralimpiadi di Pyeongchang 2018 era decisamente compromessa. Da qui la decisione di cambiare sport: è stato facile, la bicicletta era una mia fedele compagna di allenamenti. Punto a Tokyo2020 con le gare su strada, che è la mia specialità con le gare in linea e a cronometro, e non solo. La mountan bike mi ha dato soddisfazioni e non posso abbandonarla, anche se purtroppo non ci sono eventi internazionali perché ancora non è regolamentato a dovere il settore paralimpico. Non voglio lasciare nulla al caso: dalla scelta della squadra, dall'allenatore, il preparatore atletico, il nutrizionista, il massaggiatore e l'osteopata”. Luca si è avvicinato alle due ruote durante il recupero di un infortunio: “Pedalando potevo riabilitare la mia caviglia e mantenere e rinforzare il tono muscolare delle mie gambe. Non è stato per niente facile trasformare il mio fisico da snowboarder in ciclista: le due discipline sono molto diverse, così come le caratteristiche fisiche, tant’è che in questa stagione ho perso 8 chili”.


http://www.gazzetta.it/Paralimpici/30-12-2017/paralimpici-luca-snow-bici-sognando-tokyo-240564218454.shtml