Le due vite di Dario

27 giu 2017, 15:26

Dario Sorgato ha 39 anni e già due vite, con una boa a segnarne – quando di anni ne aveva 19 – la fine di una e l’inizio dell’altra. E nella sua seconda vita, quella attuale, Dario ha scoperto di essere un grande sportivo e un fenomenale esploratore, innanzitutto di sé stesso e della sua patologia: la Sindrome di Usher, una rara malattia congenita degenerativa caratterizzata nei suoi effetti da un maledetto combinato disposto, ovvero da sordità e da graduale perdita della vista, disabilità peraltro spesso accompagnate da problemi di equilibrio.
Dario, che è un designer nato a Padova ma ormai dal 2011 con dimora a Berlino (dopo che per lunghi periodi ha vissuto in Australia, Mozambico, Malawi e Argentina), la terribile diagnosi l’ha appresa quando appunto aveva diciannove anni, e pur con tutti gli stravolgimenti che non ci vuole molto a comprendere, non si è dato per vinto: forte di una preparazione atletica meticolosa, ma soprattutto di una volontà ferrea, ha tra l’altro compiuto il Cammino di Santiago, da solo e senza portarsi dietro il cellulare, mentre a bordo di un vascello a vele dallo scafo in ferrocemento, ha attraversato l’oceano – tra il 2008 e il 2010 – navigando dal Sudafrica al Brasile per poi risalire tutta la costa atlantica delle Americhe e infine approdare a Cuba. E ancora: indomito, dopo che al mare ha quindi rivolto la sua attenzione al cielo, spingendosi nel marzo del 2015, accompagnato solo da una guida nepalese, sul tetto del mondo, raggiungendo prima il campo base dell’Everest e quindi i 5.545 metri di altitudine della vetta del Kala Pattar. Un’impresa epica, in corso di compimento sinanco sconsigliatagli da un medico dopo una visita impostasi d’urgenza, ed immortalata in uno splendido documentario che lo stesso Dario ha girato spesso parlando alla sua telecamera – sono parole sue – <<come ad un amico>>.
E a quell’amico Dario ha via via confidato le sue ansie, i suoi timori, le difficoltà – dalla carenza di ossigeno per il rarefarsi dell’aria alla crescente diminuzione del campo visivo anche per il venir meno, assieme alla vegetazione, di punti di riferimento. Ma le paure, gli assilli, la fatica, infine si sono sciolti in un sorriso e in urlo liberatorio: ce l’aveva fatta!!! Aveva esplorato la sua malattia piegandola alla sua volontà e così dimostrando che si può “vedere” anche con il cuore e con la mente. E soprattutto così mostrando, a sé stesso e (soprattutto) a chiunque abbia gravi deficit nella vista, che molto, moltissimo, anche se non tutto, è comunque possibile. Non a caso, del resto, Dario ha compiuto la sua impresa – sostenuta da alcuni sponsor e da una campagna di crowdfunding – nel nome di NoisyVision, sito web e progetto di informazione e sensibilizzazione sulla sindrome di Usher e le disabilità sensitive da lui stesso fondato, insieme ad altri amici ipovedenti, nel 2011. <<Uno dei progetti di NoisyVision – spiega Dario – ovvero YellowTheWorld, vuole colorare di giallo tutte le città del mondo. Il giallo è un colore che contrasta meglio con gli altri e noi ipovedenti abbiamo bisogno che le cose e i colori siano a contrasto, solo così riusciamo a vederli. E proprio per dare risonanza a questo nostro messaggio sull’Everest ho portato delle stampe di “pollici gialli”, i simboli di cui vorremmo si riempissero le città…>>.
 E i “pollici gialli” ora si apprestano a conquistare l’Etna grazie ad un’iniziativa di vEyes, la onlus catanese portabandiera di progetti scientifici e sociali. Unendosi alla campagna YellowTheWorld, la onlus vEyes ha infatti organizzato per i prossimi 21, 22 e 23 luglio una tre giorni che tra l’altro vedrà proprio Dario Sorgato partire insieme ad Anna Barbaro, non vedente e campionessa paralimpica di nuoto e di triathlon, da vEyes Land, la struttura a Milo della onlus catanese, per raggiungere a piedi il cratere centrale del vulcano più alto d’Europa. E nella tre giorni sull’Etna, ci sarà spazio anche per percorsi di trekking aperti a tutti e per altre, molteplici iniziative. Ma di questo parleremo in maniera più approfondita in un’altra occasione, intanto prepariamoci a “colorare di giallo” il Mongibello.

Giuseppe Anastasio
Responsabile Ufficio Stampa
vEyes (virtual Eyes) - ONLUS