La tecnologia al servizio dello sport e della riabilitazione

16 nov 2021, 13:21

Progetto ‘ACCEPT’

Presentazione progetto

Data: 5 novembre 2021

Luogo: Play More! Via della Moscova 26

 

‘ACCEPT – Adaptive Climbing for Cerebral Palsy Training’ è il Progetto del Politecnico di Milano e della Fondazione FightTheStroke pensato per i bisogni speciali dei bambini con paralisi cerebrale infantile.

Grazie a questo progetto finanziato da Polisocial Award 2019 anche l’arrampicata può diventare terapeutica. Infatti, ACCEPT è una parete d’arrampicata e uno strumento innovativo di riabilitazione e allenamento in quanto adattata, sensorizzata, riconfigurabile e interattiva che risponde ai bisogni riabilitativi dei bambini con paralisi cerebrale infantile, la più frequente tra le disabilità neuromotorie che colpiscono i più piccoli.

Dotata di sensori totalmente integrati nella struttura (del tutto trasparente all’utilizzatore che percepisce l’utilizzo come una normale sessione di gioco/allenamento) in grado di fornire una valutazione continua e quantitativa della qualità del movimento che permette di elaborare una reportistica e di quantificare i progressi in riabilitazione misurando deficit motori anche lievi. 

Alessandro Colombo, professore associato del Dipartimento DEIB del Politecnico di Milano e gran promotore di questo progetto, 

Io spero che questo non sia la chiusura di un qualcosa ma anzi vuole essere l’inizio di un percorso di ricerca che in realtà è la parte più complicata nel senso che la tecnologia adesso esiste ma dobbiamo imparare a usarla, dobbiamo sviluppare dei protocolli, metriche e metodi di valutazioni in modo tale che queste misure diventino utili per rendere questa tecnologia sempre più efficace. 

Ma facciamo qualche passo indietro: perché proprio l’arrampicata? Infatti, l’arrampicata probabilmente non è la prima attività che ci viene in mente quando si parla di disabilità, anzi, spesso viene associata a una idea di sport estremo… invece, l’arrampicata sportiva è molto adatta a quello che si cerca di fare con questo progetto per diversi motivi: tanto per cominciare l’arrampicata è un’attività che richiede pochissime risorse sia dal lato economico sia dal lato di chi si avvicina (in termini di attrezzatura sportiva). È anche un’attività dalla forte componente emotiva e psicologica e questo aiuta ad allenare la concentrazione aspetto fondamentale nella parte riabilitativa. 

In questo senso, sono stati molto preziosi gli insights di Simone Salvagnin, responsabile federale del settore paraclimbing della FASI (Federazione di Arrampicata Sportiva Italiana), anche lui atleta del paraclimbing, tornato da poco dai mondiali a Los Angeles con una medaglia d’oro, che ci racconta: 

L’arrampicata è il più grande strumento di riabilitazione sia dal punto di vista psico-emotivo sia dal punto di vista fisico. Posso fare un esempio, per una persona che non vede, la capacità di arrampicare cioè la capacità di alzarsi in una parete con appoggi che sono fatti di pochi centimetri per non dire millimetri fa guadagnare una capacità percettiva del corpo, di gestione dell’equilibrio e del proprio baricentro corporeo, di controllo della fisicità che poi aiuta nell’attività di tutti i giorni. Così nel caso di paralisi cerebrale infantile… 

Oltre alla funzionalità e alla capacità ricreativa e riabilitativa di questa parete, è anche molto importante evidenziare il fatto della sua grandissima potenzialità di essere replicata e declinata in diverse direzioni. Francesca Fedeli, presidente di FightTheStroke, ribadisce che fin dall’inizio uno degli obiettivi del progetto era oltre all’impatto sociale, l’impatto legato alla scalabilità e la replicabilità quindi “nel pensare di costruire la parete siamo stati anche attenti a quelli che sono i valori di costo, fattibilità finche poi fosse replicabile anche in altre strutture”.

ACCEPT è stata fin da subito accolta dal centro sportivo Play More! a Milano nell’ambito dell’inclusive design che, come ci racconta Matteo Custiera, responsabile dei progetti sociali del centro, è un progetto che rientra in pieno nel raggiungimento del loro obiettivo più grande: “promuovere attività e creare luoghi e spazi che siano accessibili e aperti a tutti aldilà delle abilità o disabilità”. Infatti, questo è un progetto inclusivo per definizione, partendo dal metodo di progettazione multidisciplinare che ha coinvolto ingegneri, designer, ma soprattutto terapeuti, persone che lavorano tutti i giorni con i bambini e che hanno quindi delle conoscenze molto specifiche in quest’ambito.

Auguriamo lunga vita a questo bellissimo progetto e speriamo che non rimanga un’esperienza isolata ma che questa idea o comunque idee analoghe possano diffondersi in altre strutture incentivando così la penetrazione di uno sport recentemente inserito tra le discipline olimpiche e quindi di grande attrattiva per le nuove generazioni.