La storia di P

06 set 2019, 15:03

A trent'anni non ancora compiuti, P è il classico tipo "figo". Figlio minore di una coppia sposata giovane, un buon lavoro nel settore informatico in una ditta vicino casa, auto di proprietà e ovviamente smartphone sempre acceso. Un bel ragazzo, il classico palestrato che le ragazze si girano a guardare, ma lui preferisce storie senza impegno. Durante i weekend, le uscite con gli amici e la ragazza di turno.

E' proprio in occasione di una serata "allegra" per una festa di addio al celibato che succede il guaio. P ha un passaggio da un amico, che perde il controllo dell'auto. Vanno a schiantarsi contro un albero, auto distrutta e ragazzi idem. Ma l'amico se la cava con parecchie fratture, mentre P riporta una lesione midollare: resterà paraplegico.

Il periodo di riabilitazione in Unità Spinale gli fa recuperare tutto quanto possibile e lo rimette in grado di gestire in autonomia la propria vita. Ma in P emerge l'incubo del mal di schiena. Entrambi i genitori ne soffrono, da anni; prima dell'incidente anche P aveva avuto qualche crisi che gli era servita per evitare un'interrogazione a scuola o un giorno di lavoro, senza tuttavia mai limitare la sua vita. Ora, invece, P sostiene che i dolori alla schiena sono molto più frequenti e per il timore di peggiorare la situazione P si autolimita pesantemente. Rientra al lavoro con un part-time al minimo, frequenta poco gli amici. Ogni suo impegno deve essere organizzato nei dettagli per non affaticarlo,altrimenti il dolore peggiora. Nessuna terapia gli giova.

A poco a poco, P si ritira sempre più in casa ed in se stesso chiudendosi in una spirale di lenta decadenza. In Unità Spinale lo avevano avvicinato alle attività sportive, in particolare al tiro con l'arco, ma poi non ne aveva più voluto sapere.

E' un'amica del fratello che un giorno lo scuote dal limbo in cui è precipitato. Smettila di stare in letargo - gli dice - perché non vieni a tirare d'arco con me? Mi alleno qui vicino ed il posto è accessibile. Almeno sprecati a provarci! P è titubante, ma accetta la sfida. L'istruttore, competente ed esperto, coglie al volo la problematica di P e cerca di coinvolgerlo in modo adeguato. P sembra appassionarsi, inizia a frequentare e il dolore alla schiena pare sopportabile. P decide di continuare e partecipa agli allenamenti con regolarità. Lentamente, acquisisce una nuova fiducia in se stesso. Si limita ad attività amatoriale ma segue la squadra nelle gare, riprende a socializzare e tollera meglio gli imprevisti.

Dopo alcuni mesi P chiede al datore di lavoro un part-time più esteso, e l'anno successivo rientra a tempo pieno.