La Nazionale si racconta: la storia del centrocampista pugliese Roberto

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27 giu 2018, 12:47

Il centrocampista pugliese Roberto Sodero, racconta la sua storia.

 

Sono nato a Tricase, in riva al mare, in provincia di Lecce, il 3 aprile 1981. Per i miei genitori la mia nascita deve essere stata un misto di gioia e paura, visto che solo dopo il parto fu evidente un problema alla gamba destra (anni dopo identificato come sindrome di Klippel Trenaunay Weber). Papà e mamma si sono rimboccati da subito le maniche e hanno cercato di farmi avere le migliori cure girando diversi ospedali in Italia e non solo. Nel corso degli anni però la situazione peggiorava, avevo continui dolori e una gamba praticamente inutilizzabile quando finalmente il chirurgo che mi seguiva mi consigliò l'amputazione, intervento rischioso, ma l'unico che poteva ridarmi un po' di autonomia. Avevo 22 anni e fortunatamente andò tutto bene. Da allora la mia vita è notevolmente migliorata, paradossalmente questa amputazione mi ha regalato più libertà di quella che avevo negli anni precedenti: terminati gli studi in ingegneria informatica, iniziai subito a lavorare, conducendo una vita tranquilla. 

 

Lo sport è sempre stato una mia grande passione, da piccolo provavo a giocare al meglio delle mie possibilità, un po' a tennis e un po' a calcio, ma col passare del tempo la mia è diventata una passione sempre più da spettatore, da vivere in poltrona o allo stadio con i miei due fratelli maggiori. E andava bene così, almeno fino al settembre del 2012 quando vidi un servizio al tg in cui si parlava di un raduno fatto da alcuni ragazzi amputati che giocavano a calcio... calcio con le stampelle!

Chi l'avrebbe mai pensato! Mi misi subito in contatto via Facebook con Francesco Messori e da lì a pochi mesi ero in campo con loro a Reggio Emilia. A 31 anni e senza una gamba ho iniziato per la prima volta a "giocare seriamente". Ricordo ancora con emozione i primi raduni e la trasferta in Francia ad Annecy, un'emozione che nel tempo è cresciuta, come il nostro gruppo. Grazie a questa esperienza ho capito cosa significhi fare spogliatoio, condividere sacrifici e sforzi per raggiungere un obiettivo comune, imparando come lo sport sia una meravigliosa scuola di vita.


Non ho potuto partecipare ai Mondiali nel 2014, perché proprio in quei giorni avevo fissato la data del mio matrimonio, ma ai prossimi Mondiali ce la metterò tutta per esserci!