La Nazionale si racconta: la storia del capitano Francesco

08 mag 2018, 18:59

Il centrocampista di Correggio, Francesco Messori, capitano della nazionale amputati, racconta la sua storia.

 

«Mi chiamo Francesco, ho 19 anni, sono uno studente e sono nato senza la gamba destra. Nonostante questo mio "limite" ho sempre avuto dentro di me una grande passione per il calcio, ma avendo la protesi o le stampelle, il regolamento non mi permetteva di giocare in campionati ufficiali.
Nel dicembre 2011 il CSI ha cambiato i regolamenti dandomi la possibilità di giocare insieme ai normodotati: era un sogno che si realizzava, ma non ero ancora appagato del tutto.

Navigando su internet avevo visto che nel resto del mondo esistevano intere squadre di ragazzi amputati che giocavano come me con le stampelle, così ho creato un gruppo su Facebook per reclutare altri ragazzi con il mio stesso "problema" e con la mia stessa voglia di giocare a calcio. Arrivarono presto molte adesioni e in poco tempo siamo riusciti a creare una squadra anche in Italia: nel Dicembre 2012, infatti, il CSI ha presentato ufficialmente la Nazionale di Calcio Amputati.


Da allora abbiamo fatto tanta strada, disputando diverse amichevoli e tornei internazionali culminati con l'esordio del Mondiale in Messico nel 2014.

Ad Ottobre abbiamo partecipato agli Europei in Turchia, qualificandoci tra le prime otto squadre guadagnando così il pass per i Mondiali 2018.

Davanti a noi c’è ancora tanto lavoro da fare e tante belle esperienze da vivere grazie anche al riconoscimento della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali).

Sono molto orgoglioso di essere il fondatore e il capitano di questa squadra e per questo devo dire grazie a tutte le persone che mi sono state vicine ed hanno creduto in questo sogno.

Il mio sogno da calciatore, come penso quello di molti miei compagni, è quello di diventare un professionista. In Italia è ancora un miraggio perché di squadre di amputati che giocano a calcio finora c’è solo la Nazionale appunto. Non sarà facile riuscire a reclutare altri ragazzi per poter disputare un campionato interno, ma ci proveremo, come abbiamo sempre fatto.

Le nostre storie sono caratterizzate da difficoltà, sofferenze, spesso anche da pregiudizi ma il calcio ci ha ridato una speranza».