Redazione
02 lug 2018, 15:30

La forza di Luciano

Quando è nato Luciano, 32 anni fa, abbiamo affrontato quello che tutti i genitori si ritrovano a vivere quando sanno di aver messo al mondo un bambino con disabilità intellettiva. Un senso di profondo smarrimento ha avuto la meglio sulla gioia di essere diventati genitori.

All’inizio non sai come muoverti, a chi affidarti, non immagini le gioie che tuo figlio potrà provare nella sua vita, non ne vedi e tutto, intorno a te, genera dubbi e timori sul suo futuro. Ecco, principalmente io e mia moglie, fin dall’inizio – racconta papà Adolfo – ci siamo proiettati, non tanto sul nostro presente quanto negli anni a venire. Forse è stata proprio questa prospettiva, rivolta sempre al domani, a renderci, nonostante la paura, forti e determinati. Volevamo fortemente donare a Luciano tutte le opportunità possibili per vivere una vita piena e felice.

Il temperamento di Luciano, così aperto e solare con tutti, anche con gli estranei,  ha senz’altro avuto il suo peso, ci ha indubbiamente incoraggiati molto nel lasciarlo liberamente sperimentare questo mondo,  a suo modo.

Come si dice poi, un buon atteggiamento genera un altro buon atteggiamento, così gli anni della scuola scorrono felici e spensierati, Luciano si relaziona ai suoi pari con spontaneità ricevendo in cambio sorrisi e simpatia immediati. Vero è che si rapporta meglio con le persone più giovani di lui, ma è solo un dettaglio, perchè, di regola, chi ha incontrato Luciano non lo dimentica più, lo ricorda anche a distanza di tempo.

Tante volte per strada Luciano si sente dire: “Ti ricordi di me?”. E’ stato un ragazzo, oggi un uomo, che a suo modo ha sempre lasciato il segno, assolutamente positivo.

 

Il tempo di Luciano
Terminata la scuola, in noi genitori, per diverso tempo, è tornata l’ombra della preoccupazione per il futuro perchè, diciamolo, questi ragazzi, una volta finita la scuola dell’obbligo sono lasciati soli e non tutte le realtà create per loro si concretizzano in opportunità di crescita. Ad esempio ci è capitato di provare ad inserire nostro figlio in una Cooperativa Sociale nella speranza di occupare al meglio il suo tempo diventato ormai troppo vuoto, ma ci siamo presto resi conto che non era quello il contesto ideale. I ragazzi avevano caratteristiche molto diverse, il grado di disabilità era eterogeneo, c’era chi aveva gravi difficoltà e chi meno, e venivano tutti trattati allo stesso modo, non c’era una preparazione adeguata da parte del personale, una differenziazione di approccio, determinante in un contesto del genere.

Dopo questa esperienza poco fortunata abbiamo continuato a cercare. Un posto in cui Luciano potesse esprimersi, relazionarsi e sperimentare le sue capacità. Grazie ad una borsa lavoro ha iniziato a lavorare in un bar nel centro di Lucca. Ha maturato le competenze e le capacità per destreggiarsi al meglio dietro al bancone del caffè intrattenendo i clienti con la sua innata simpatia. Oggi lo fa nel bar dell’Anffas.

Lo sport che riempie
Il tempo di Luciano pian piano si riempie ma non solo grazie al suo lavoro – racconta il papà – un capitolo a parte in questa storia lo meriterebbe senz’altro lo sport che, con diversa fortuna, ha accompagnato Luciano fin da ragazzino. I traguardi più importanti, i sogni più lontani, Luciano li ha raggiunti – e può continuare ad averne – proprio grazie allo sport.

All’età di 11 anni viene inserito in un corso di Minibasket per ragazzi normodotati grazie all’ammirevole disponibilità di due allenatori. Fu un’inclusione a tutto campo che proseguì negli anni fino a portare Luciano a partecipare con regolarità ai campionati provinciali e infine, quasi diciottenne ai campionati regionali, e a ricoprire, quando l’impegno agonistico diventò troppo pesante per lui, l’incarico, anche se figurativo, di vice allenatore. L’inserimento nel mondo del basket lo portò, a 13 anni, a partecipare ai campi estivi a Pievepelago.

E’ stato lì che Luciano imparò a viaggiare da solo per la prima volta e sempre lì noi genitori abbiamo imparato a lasciarlo andare.

 

Special Olympics
Le cose, però, cambiano continuamente, e spesso lo fanno in meglio. L’ingresso nel team Special Olympics, l’Allegra Brigata cambia ancora la vita di Luciano, e la nostra di rimando, in qualche modo le stravolge, in positivo naturalmente.

“Oggi dal bordo pista ho visto mio figlio correre in solitaria, quando ormai gli altri atleti hanno tagliato il traguardo. Questa immagine vale più di cento vittorie perché è la prova del suo spirito sportivo di grande atleta. Luciano supera le avversità e onora i suoi allenatori, compagni e il suo team e conclude, ad ogni costo, la gara e lo fa con il suo grande sorriso. Un grazie a tutti, organizzatori, tecnici e staff per aver permesso a Luciano di raggiungere questo risultato, ma un grazie speciale a lui per la determinazione, per l’uomo e atleta che ha dimostrato di essere”. Adolfo Ragghianti, papà orgoglioso”.

Siamo nella finale dei 100 metri di corsa con le racchette da neve ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics, Austria 2016. Luciano, atleta con la divisa Italia, è finito a terra quasi subito perdendo l’attrezzatura. Nella caduta una ciaspola è scivolata via. Lui si è rialzato subito, ha preso sottobraccio la ciaspola più vicina, guardandosi attorno, è corso per recuperare anche l’altra e poi non ha esitato a correre ancora, a piedi, verso il traguardo. Tutto il pubblico che era lì ricorderà quella gara, soprattutto per lui, quell’ atleta azzurro alto e smilzo che ha raggiunto comunque il traguardo e lo ha fatto con il sorriso. Luciano al suo Mondiale ha perso l’attrezzatura, perdendo anche l’opportunità di classificarsi, ma non ha perso il sorriso e la tenacia, anzi ha dimostrato di essere diventato un uomo e un atleta. E non ultimo ha regalato una grandissima emozione ai suoi genitori che erano lì a tifare per lui.

Se anni fa ci avessero detto che Luciano avrebbe indossato i colori azzurri ad un evento sportivo di tale grandezza, ci avremmo creduto a stento e ancora oggi guardando indietro ci meravigliamo del percorso sportivo e umano intrapreso da nostro figlio.

Ricordo ancora quanto e come il suo volto si è illuminato quando ha ricevuto “il borsone della Nazionale” con il materiale tecnico e la tanto desiderata divisa Special Olympics Italia. Dai suoi occhi ho capito già lì che avrebbe dato il massimo e che non si sarebbe lasciato andare alle difficoltà.

Così ha fatto, anche se non ha portato a casa la medaglia, ha vinto ugualmente, lasciando intendere che da quel giorno in poi il futuro è aperto e non fa più paura, neanche a noi genitori. Grazie Luciano.