"La finale sarà la mia ultima partita. Ora tocca ai giovani. Che bello vedere le scintille negli occhi". Intervista al calciatore azzurro Riccardo Tondi

29 ott 2019, 11:12

L'ultima è sempre l'ultima. Ma se l'ultima partita ufficiale in carriera è una finale scudetto, è inevitabile che valga un mondo di ricordi ed emozioni. Per Riccardo Tondi, numero 3 della Nazionale Italiana Calcio Amputati, la finale del campionato italiano che si disputerà questo weekend a Lecce fra la sua Nuova Montellabbate contro il Vicenza Calcio Amputati di Messori, è una partita speciale. Chi vincerà andrà in Europa a sfidare le altre durante la Champions League.

Attraverso la Fispes, Riccardo Tondi, veterano del calcio amputati, racconta le sue emozioni per l'ultima sfida.


Come sei entrato in contatto con il movimento di Calcio Amputati?
Ho scoperto questo sport nel 2013 tramite un servizio andato in onda su TG3 in cui parlavano di Lollo (Lorenzo Marcantognini). Ad aprile dello stesso anno, ero in Francia per la mia prima partita internazionale.


E dopo questo inizio?
Ho partecipato con la Squadra al 6 nazioni in Polonia nel 2014, ai Mondiali in Messico nello stesso anno, poi il 6 Nazioni dal 2015 al 2018, un Europeo nel 2017, e di nuovo i Mondiali in Messico a Novembre 2018.


Il più bel ricordo delle partite internazionali?
Sicuramente il clima che si respirava. Vivere una competizione internazionale con le altre squadre, il confronto con gli altri atleti, tutti ragazzi che giocano a calcio e che sognano la stessa cosa, hanno tutti la stessa sfida da vincere, lo stesso sguardo, una storia di rivincita e la voglia di mettersi in gioco con passione.


Cosa ha portato la Nazionale Calcio Amputati nella storia di Riccardo?
Crescita, consapevolezza, maturità come persona e come giocatore. Poter riuscire a fare ciò che mi piace, superare gli ostacoli, sapere di potercela fare. Oltre al calcio e alla fatica in campo, una grande esperienza importante che porto con me sono le testimonianze nelle scuole, l’attività di sensibilizzazione e di vicinanza ai giovani. È nostro dovere, oltre che un immenso piacere, portare la nostra testimonianza ai giovani che, per un motivo o per un altro possono trovarsi di fronte a difficoltà, piccole o grandi che siano. Spronarli a reagire, a guardare avanti e avere coraggio di affrontare i problemi, dimostrare con l’esempio che con grinta e serenità si può provare a risolverli. È un dare e un avere, riceviamo sguardi di ammirazione di chi ci guarda e vede una forza che per noi è diventata normalità, mentre per loro in quel momento diventa una scintilla che fa brillare gli occhi.


Tre persone che più di altre hanno segnato il tuo percorso con la Nazionale Calcio Amputati.
Stefano prima di tutti. Un amico, un fratello, un rapporto unico che rimarrà, per sempre.
Lollo. Il piccolo della squadra, la mascotte, il bambino che è cresciuto, è diventato grande e meglio di qualsiasi altro incarna i valori positivi che dovrebbero essere sempre alla base non solo della squadra, ma dello Sport in generale. 
Renzo. Renzo mi ha offerto una sfida. Ha creduto in me, portandomi in campo con fiducia. Mi ha insegnato a giocare a calcio e alla fatica necessariaper raggiungere l’obiettivo. Ha creduto di nuovo in me chiamandomi ad affiancarlo nel periodo di Dirigenza della Nazionale, un ruolo non semplice, che ho ricoperto con impegno,serietà e voglia di fare bene.


Cosa consiglieresti a chi decide di avvicinarsi al mondo del Calcio Amputati?
Consiglieri di farsi prendere in maniera positiva dall’euforia di questo gioco, dall’emozione, non pensare alla fatica di correre sulle stampelle, agli allenamenti, ma di impegnarsi con costanza avendo fisso un obiettivo.


Perché hai deciso di lasciarti alle spalle la tua esperienza con la Nazionale?
Perché sento che è la fine di un percorso. Anni che hanno portato momenti di felicità, soddisfazione, fierezza, amicizie, risate, pur non essendo mancati i problemi, gli scontri e le delusioni. A livello fisico ho dato il massimo che potevo dare in questo sport, ora lascio la palla ai nuovi! Sarebbe bello continuare a costruire qualcosa in futuro, come ad esempio rimanere vicino ai bambini della scuola calcio e poter aiutare il loro fare sport. In loro vedo il futuro del movimento Calcio Amputati, guardandoli giocare non risalta la disabilità, ma il loro viso soddisfatto, gli occhi che sorridono, la voglia di divertirsi e di fare fa sì che la disabilità e i limiti rimangano fuori dal campo, per un attimo messi da parte.  


Progetti per il futuro?
Non so stare fermo per troppo tempo, amo lo Sport, divertirmi e sfidarmi. Da quando ho avuto l’incidente mi sono sempre dedicato a uno sport: prima para-snowboard, poi calcio, tiro con l’arco… Per ora mi diverto con la mia mountainbike, poi magari trovo di nuovo qualcosa in cui mettermi alla prova!


Chi vorresti ringraziare?
Tutti, i compagni di squadra che hanno vissuto insieme a me questa avventura che, nel bene o nel male, è stato un capitolo di vita di ognuno di noi, a Francesco Messori, al CSI e alle persone che hanno permesso la nascita in Italia del movimento, al CIP e alla Federazione che hanno creduto in noi. Per il futuro, spero che il nuovo connubio tra FISPES e FIGC porti risultati proficui e che permetta a questo Sport di avere sempre più visibilità e strumenti, con la possibilità di includere un numero sempre maggiore di atleti, perché lo Sport è di tutti e per tutti.