"Io, senza gambe e senza dita, arriverò sull'Everest". Così Andrea Lanfri sogna l'impresa più grande

18 lug 2019, 16:21

E' senza gambe, senza dita, ma ha un sogno che va oltre ad ogni ostacolo: scalare l'Everest. Andrea Lanfri, 33enne toscano di Lucca, è un tipo che non sta mai fermo. Soprattutto quando ha un traguardo davanti. E' appena sceso dal Monte Rosa (4634 metri), ha appena fatto il cammino di Santiago, sta preparando una scalata in Nepal e si tiene aperte ancora due possibilità: sia provare a gareggiare per le Paralimpiadi 2020, sia scalare l'Everest.

"Robetta", viene da dire al telefono ironicamente mentre lo intervistiamo. 
Racconta, lui che è uno sportivo "dalla nascita", come a 29 anni una meningite con sepsi meningococcica gli ha portato via all'improvviso le gambe e sette dita delle mani. Uscito dal coma e dall'ospedale, una settimana dopo Andrea era già lì che giocava a sitting volley. 
"Non mi do mai per vinto. Dopo la malattia avevo perso 25 kg e avevo davanti una nuova vita, cambiata. Ma sai che c'è, io mi sento quello di prima, con la stessa voglia di arrivare. E adesso lo so e lo dico: nella vita si può sempre ripartire".


Segnatevela questa parola, "ripartire", perché da qui Lanfri ha iniziato un avventura, fatta di arrampicate in Corsica, corse come atleta paralimpico azzurro a mondiali ed europei, camminate, scalate e tanto sport, quello che non l'ha mai fatto smettere di andare, allenarsi,  cercare, esplorare.


Nel 2020, anche se ancora sta facendo un pensierino alle Paralimpiadi, ha deciso di scalare l'Everest. "Forse sarò il primo italiano con questa disabilità a farcela, uno dei pochi al mondo. Io ci credo tanto, ma mi serve aiuto". 


Per arrivare lassù, a 8.848 metri, a toccare il cielo più in alto di tutti e piantare la sua bandiera, serve una impresa fatta di allenamento costante e soldi necessari per sostenerla. 


Devi avere l'attrezzatura, pagare gli sherpa, i permessi, organizzare il viaggio. E' un sogno che costa almeno un 40-50 mila euro. Lanfri ha già raccolto grazie al bando Oso di Ogni Sport Oltre Fondazione Vodafone più dei 13000 euro iniziali lanciati per la campagna di crowdfunding (LEGGI E GUARDA IL VIDEO). "E' stato un ottimo traguardo racconta, di cui sono grato a tutti. Ora sto chiedendo aiuto per trovare uno sponsor tecnico e altri fondi, quanto basta per completare il programma e coprire le spese".


Per correre a caccia di record, quelli che lui insegue, come i suoi cento metri sotto i dodici secondi e le sue imprese fra la tanto amata montagna, usa delle protesi in fibra di carbonio che ha modificato un po'. "Cerco di renderle il più leggere possibile. Devono essere leggere per poter arrivare lassù". Dice che sul Monte Rosa, mentre si allenava con la compagna Natascia e il suo team, era lui a trascinare gli altri: "Mi dicevano di fare una estrema fatica. E' vero, è faticoso. Ma io faccio quello che mi piace. Mi alleno per farlo. Dopo la malattia potevo benissimo lasciare le protesi nell'armadio, oppure prenderle per andare lontano. Ho scelto la seconda via".

Ha raccontato tutto questo in un libro, "Voglio correre più veloce della meningite", e adesso a Oso spiega come si fa non solo a correre, ma anche a camminare, scalare, arrivare là dove volano le aquile.


"Per i 7.300 metri che affronterò in Nepal con un team di tre persone sto lavorando sul mio corpo, sulla respirazione, per affrontare la mancanza di ossigeno. Per chi ha le protesi come me è necessario adattarsi a modificare l'equilibrio a seconda delle superfici: quando è franoso ad esempio i muscoli lavorano il doppio e si fa fatica, invece un po' di neve certe volte aiuta. Dipende sempre dal suolo, ma so che ci arriverò pronto".


Per farlo, fra una corsa in moto e una coccola al suo adorato cane Kyra che lo ha accompagnato in diverse avventure, serve un allenamento costante e tanta concentrazione.

In realtà, dice Andrea, basta ricordarsi un piccolo concetto mentre si fissa il sogno: "Non è impossibile, non lo è".

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