Intervista ad Andrea Borney: storia e sogni delle "Antenne"

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07 feb 2019, 11:56

Antenne Handicap VDA ONLUS è un’associazione di secondo livello che riunisce al momento cinque enti (l’Associazione di volontariato Aspert Associazione Sport per tutti, la Polisportiva Ecole du Sport, la Cooperativa Sociale mens@corpore, l'Associazione Italiana Vivere la Paraparesi spastica e lo CSEN Centro Sportivo Educativo Nazionale VDA) con l’obiettivo di facilitare l’accesso alle pratiche sportive per le persone con disabilità e per chi vive il disagio. L’associazione promuove tra l’altro lo sci, servendosi di ausili innovativi come il Troti ski e il BASS (snowboard adattato), che consentono anche a persone con gravi disabilità di svolgere attività in posizione eretta. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Andrea Borney, fondatore. E una cosa sicura c’è: sulla neve c’è voglia di osare.

*Come nasce l’Associazione Antenne Handicap VDA Onlus?
Nasce con l’obiettivo di andare oltre l’autoreferenzialità e le gelosie che ci sono spesso in questo mondo, per fare rete e valorizzare le capacità di diversi operatori sul territorio con il fine ultimo di creare occasioni di sport. All’inizio non eravamo neanche indirizzati verso la disabilità ma più verso il disagio sociale. Ormai parliamo di quindici anni fa quando l’Aspert collaborava con il Centro Mamma Rita di Monza e con le suore. Ricordo ancora quando proponemmo alla Superiora l’attività di “torrentismo”. Probabilmente disse di sì perché si fidava tanto di mio suocero che è una guida alpina: “Se Franco dice che è sicuro….” rispose. Era il periodo della guerra in Bosnia, insomma, c’era parecchio da fare. Poi, pian piano abbiamo trovato diversi partner e nel 2007 abbiamo creato l’associazione di secondo livello che, secondo noi, è il primo passo verso una reale inclusione.

*Dal torrentismo allo sport più classico: come ci siete arrivati?
Piano piano. Sempre con la voglia di collaborare, di veicolare i valori attraverso questi momenti di attività e cercando di tenere a bada i controvalori che spesso l’agonismo porta con sé. Piano piano abbiamo conosciuto strutture che ci completavano, io che ho fatto il poliziotto nei tredici anni precedenti mi sono dedicato con mia moglie alla creazione di una cooperativa per poter partecipare ai bandi e dare davvero queste possibilità al mondo della disabilità. Abbiamo dato vita a squadre di curling in carrozzina: semplicemente, accoglievamo i ragazzi con le disabilità più gravi e da qui abbiamo iniziato. Per proseguire con lo sci, lo snowboard ma anche il golf, l’arrampicata sportiva, escursioni con le joelette, tenendo un focus importante sul mondo della neve. Poi, l’incontro con Special Olympics, che ricalca a pieno i nostri valori, ci ha dato una spinta in più.

*Associazione Antenne Handicap VDA e OSO Ogni Sport Oltre: di che connubio si tratta?
OSO – Ogni Sport Oltre e Fondazione Vodafone Italia stanno rendendo possibile la diffusione di un progetto al quale teniamo moltissimo: l’inclusione sportiva. L’ultimo guizzo nato in casa “Antenne” è il BASS, uno snowboard adattato che permette a tutti di praticare questa disciplina sportiva con l’ausilio di un maestro e con una tavola particolare, dotata di manubrio, telaio e cerniera. Grazie a questo ausilio, lo snowboard può essere praticato davvero da tutti: da persone con disabilità intellettivo relazionale, piuttosto che atleti con malattie genetiche degenerative o paralisi cerebrali anche gravi. Come Daniela che vive in sedia a rotelle ma che grazie al BASS, ausilio che permette una simbiosi con il maestro, ha compiuto una piccola impresa scendendo in fuoripista nella Vallée Blanche, il ghiacciaio che da Punta Helbronner a Courmayeur scende fino a Chamonix in Francia. E parliamoci chiaro: se lei fa il movimento sbagliato, per esempio, su una curva, sbagliamo entrambi. Non è come portarla sulla neve con uno slittino, il suo ruolo è attivo, non passivo come si potrebbe pensare.

*E se il BASS dovesse arrivare alle Paralimpiadi?
Sarebbe bello, un sogno. Al di là dell’importanza sportiva e fisioterapica di questo ausilio, che è sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che hanno una disabilità intellettivo relazionale, che possono diminuire dell’80% i tempi di apprendimento e puntare sempre di più all’autonomia, sarebbe davvero qualcosa di speciale. Certo bisognerebbe rompere alcuni schemi, permettere la nascita di categorie miste e inclusive, come può essere quella della visually impaired che prevede una guida davanti all’atleta cieco. Bisognerebbe anche accorpare le disabilità a vantaggio dell’utilizzo del mezzo. Per ora, non ci stiamo pensando ma osare significa anche questo, no? Rompere gli schemi.

Le cinque anime che compongono l'associazione hanno assunto dei ruoli specifici, che rispecchiano i rispettivi ambiti di competenza: l'Aspert, con i propri volontari, L'école du sport, che è affiliata alla FISIP - Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici - e al SOI - Special Olympics Italia -, promuove delle opportunità sportive, la Cooperativa sociale mens@corpore promuove e sviluppa delle iniziative nel campo del turismo sociale rivolto alle persone con disabilità e alle loro famiglie, l'AIVIPS rappresenta le associazioni che si occupano di disabilità e in particolare delle malattie genetiche rare e lo CSEN promuove progettualità a favore dello sport integrato.