Il riscatto di Sandro sulla panchina dellla Villafranchese

Redazione
35010 Villafranca Padovana PD, Italia
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17 ott 2018, 02:18

Il suo sogno nel cassetto era di diventare allenatore, “ma soprattutto di riuscire a creare un gruppo motivato, di persone che credono come me nello sport qualsiasi esso sia”. Sandro Anteghini ce l’ha fatta. Emiplegico a causa di un ictus avuto a 19 anni, dal 1992: “Lo sport mi ha salvato”. Il 44enne nato a Campo San Martino - ma abita a Villafranca Padovana -, appartiene alla società del ACD Villafranchese, Villafranca padovana, ma arriva da diverse discipline paralimpiche: nuoto, canottaggio, vela e calcio a 7 per celebrolesi da atleta ad allenatore. Il suo esordio nel campionato provinciale Allievi del ACD Villafranchese in collaborazione con mister Pagin è stato a Borgoricco (Pd), per il match Borgoricco-Villafranchese.

 

L’ITER E’ patentato UEFA B dal giugno 2016, anno in cui è stato vice allenatore di mister Daniele Millan in seconda categoria. “L’anno scorso con allievi provinciali dove collaboro tutt’ora assieme al Mister Giovanni Pagin”. “L’iter, tutto in salita, è cominciato molto prima del corso, con la verifica del settore medico della FIGC della mia disabilità e la successiva idoneità, la ricerca di fondi per pagare il corso, poi l’iscrizione saltando la fase di selezione iniziale avendo un posto riservato ai disabili… .

Successivamente il mese e mezzo di corso intensivo con frequenza obbligatoria, ogni giorno dalle 17.30 alle 22.30 e il sabato mattina in campo”. Con tutti, alla pari: “I vari docenti non mi hanno trattato diversamente perché disabile ma messo a pari livello, anche negli esami teorici e prove pratiche, un aspetto positivo. Mister Franco Varrella, presidente del corso, mi ha detto: “Se c’è la passione niente ti deve fermare, si cade e ci si rialza sempre”. Anche lui, come me, è stato soddisfatto”.

METTERSI IN GIOCO Sandro ha un messaggio da inviare: “I limiti a volte li creiamo noi, bisogna trovare il coraggio di provare a mettersi in gioco partendo dal presupposto che sarà la stessa cosa di sempre fatta in un’atra maniera. E senza pensare al giudizio altrui. Se si hanno le competenze non c’è nulla da temere. Ma non bastano l’impegno personale e la voglia di fare, bisogna comunque trovare società aperte a questo, sensibili, che riconoscano anche in noi disabili le capacità e le competenze che normalmente si riconoscono alle persone normodotate. E soprattutto diano fiducia e credano in quello in cui facciamo. Spero che in futuro ci sia la possibilità di essere valutato per le proprie competenze e non classificato per la propria disabilità, di fare esperienze diverse che mi permettano di continuare a formarmi ma soprattutto di divertirmi e divertire perché in fondo il calcio è un gioco, sia dilettante o professionistico.

ALLA FIGC I sogni non hanno limiti: “Mi piacerebbe, e lo spero con il cuore, che altre persone disabili riescano a fare il mio percorso, perché anche noi possiamo dare tanto ai ragazzi sia calcisticamente, sia sotto l’aspetto umano, come loro possono dare tanto a noi. Sarebbe bello che la FIGC pensasse in futuro a progetti con le società, riconoscendo realtà di giocatori ma anche di allenatori disabili, premiandole per questo. Sarebbe bello considerare la possibilità di attuarlo a tutti i livelli fino alla serie A. Sarebbe bello che persone disabili avessero l’opportunità di trasformarla in una professione oltre UEFA B. Sarebbe bello se queste cose diventassero realtà in futuro. Mi piacerebbe frequentare corsi e osservare allenamenti di squadre importanti dove si può imparare tanto, andare a Torino a vedere la mia prima partita della Juventus da vecchio tifoso, ma soprattutto lavorare meglio che posso per diventare, ed essere, un “bravo allenatore competente e ambizioso”.

INFO “Ringrazio la mia società, tutti quelli che mi hanno aiutato e che seguono tuttora questa mia grande e bella passione. Se qualcuno vuole informazioni riguardo ai corsi per disabili sarò felice di aiutarlo: scrivetemi pure qui, a anteghini.sandro@alice.it”.