Redazione
13 nov 2017, 11:44

Il basket in carrozzina va a canestro al cinema con Tiro Libero...

Lo dice bene mamma Simona. “Tiro Libero” – un film di Alessandro Valori, con Simone Riccioni, Maria Chiara Centorami, Biagio Izzo, Nancy Brilli – è una favola: c’è la storia d’amore, il cambiamento, l’amicizia. Ma al suo interno raccoglie valori che vanno oltre il tradizionale, c’è un messaggio a favore non tanto dello sport paralimpico, nello specifico il basket in carrozzina, quanto di chi ancora non lo conosce. La trama è nota: cestista belloccio, forte e arrogante si ritrova ad allenare una squadra di mini-basket in carrozzina per scontare un periodo di servizi sociali obbligatorio. All’inizio, il distacco, la distanza, il pensiero che quella da seduti non sia pallacanestro vera. Poi l’amore, una ragazza da conquistare, la complicità con i ragazzini e il cambiamento, soprattutto nei confronti della disabilità, del diverso, perché no, del mondo. Hanno recitato in questa pellicola gli Amicuccioli, la squadra giovanile di Giulianova: “Ci hanno contattato quasi per caso per una serie di conoscenze – racconta il coach della squadra, Galliano Marchionni, capitano degli Amicacci, di serie A – ed è stata, a mio avviso, una grande vetrina per il nostro sport. Tre ragazzini hanno attivamente recitato, mentre nell’ultima scena ci sono tutti, compresi due arbitri FIPIC, Zamboni e Graziani. Siccome non conoscevano l’argomento, dalla produzione mi hanno chiesto una mano sull’ironia relativa al mondo della disabilità. Ho raccontato loro tantissime storie e sicuramente quella che è stata messa in pratica meglio è la scena che riguarda i due non vedenti che litigano, uno guardando la porta e l’altro guardando il muro: un momento che ho vissuto in prima persona nel mio ristorante”. Hanno recitato attivamente Michele Massa, Lorenzo Maggiolini e Giulia Blasiotti. 

MICHELE E QUELLA STRADA SBAGLIATA - “Quando mi hanno detto di questa occasione – racconta Simona Liberati, mamma di Michele Massa, classe 2004, guardia – sono stata subito felice perché voglio sempre favorire nuove esperienze di vita e questa del film, indubbiamente, per Michele e i suoi compagni, lo è stata. È stato un modo, l’ennesimo, per lanciare un messaggio a tutti coloro che hanno una disabilità: uscite di casa, non vergognatevi. Uno scambio di valori interessante. Il momento di sintesi maggiore è stato senz’altro quando Michele ha chiesto all’attore Simone Riccioni, alla fine dell’esperienza, “la vedi ancora la carrozzina?”. Lui ha risposto di no: “Allora sei guarito” ha ribattuto Michele. “Nel mondo ci sono tante persone che cercano di evitare la disabilità – spiega il ragazzino - Noi non siamo diversi da nessuno e possiamo fare tutto. La domanda che mi fa più ridere è senz’altro quando mi chiedono perché sono “finito” in carrozzina”. E, invece, parlando di pallacanestro, come ci è “finito” Michele a giocare a basket? “Sbagliando strada. Tornavo con la mia famiglia da una gara di sci. Fummo costretti a fermarci all’autogrill perché mancammo un’uscita. Ad un certo punto, vedo una squadra di basket che entra dalla porta. Era il Santa Lucia Roma. Mamma, distraendomi con la scusa di portarmi a vedere dei giochi, ha fatto sì che la mia carrozzina si scontrasse con quella di Matteo Cavagnini che mi raccontò di avere un amico dalle mie parti che insegnava basket: e così ho conosciuto Galliano e gli Amicuccioli”.

GIULIA E L’EMOZIONE DEL BASKET – “Esperienza faticosa per certi versi – spiega Luisa Caputo, mamma di Giulia Blasiotti, guardia di 14 anni – ma sicuramente bella, dinamica, interessante. Giulia non lo ha voluto dire quasi a nessuno, praticamente, prima dell’uscita del film, che avrebbe partecipato alle riprese. Ed è stata una sorpresa per molti vederla recitare. È una ragazzina timida e questa novità le ha permesso di presentarsi ai suoi nuovi compagni di scuola in maniera diversa, è stato un bell’aiuto. Ha dato la possibilità ai suoi nuovi amici di farle, fin da subito, delle domande che solitamente arrivano dopo, andando oltre quella patina di difficoltà che spesso le persone provano quando si trovano davanti una persona in carrozzina”. E Giulia, una ragazzina di poche parole e che studia le lingue in prima superiore, lo dice chiaro: “È stato sicuramente più emozionante recitare piuttosto che rivedersi nel film. In ogni caso, mi emoziona molto di più basket”. Giulia, dei piccoli, è la più grande. Ormai 9 anni fa, rimase folgorata insieme alla sua famiglia da una dimostrazione della squadra degli Amicacci: “Per come lottavano in campo, per come cadevano per poi rialzarsi, senza paura. Contattammo subito la Polisportiva e iniziammo a far parte di quella che per noi, oggi, è a tutti gli effetti una seconda famiglia” conclude mamma Luisa. 

http://www.gazzetta.it/Paralimpici/13-11-2017/paralimpici-basket-carrozzina-sbanca-cinema-tiro-libero-230584944666.shtml