Gabriele Scalise, lo sport come terapia e quella scintilla illuminante...

06 set 2019, 12:37

Classe 1981, Gabriele è originario di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Sin dalla nascita è affetto da tetraparesi spastica da ipossia perinatale, una malattia che a causa di una carenza d’ossigeno durante il parto gli ha causato importanti danni neurologici, compromettendo così le sue capacità motorie. In gioventù frequenta un istituto tecnico commerciale, ha il sogno di conoscere le lingue per viaggiare, relazionarsi con persone diverse e vedere il mondo. Da sempre per Gabriele lo sport è un’attività quotidiana e parte integrante della sua terapia: col nuoto e la palestra riesce infatti a contenere i sintomi della malattia, preservando e migliorando le sue capacità di coordinazione motoria e deambulazione. Tuttavia, si tratta anche di una vera passione, come conferma lui stesso: «Lo sport è stato fondamentale nella mia vita, fin da quando ero un ragazzo. Mi ha permesso di vedere le cose in una chiave di lettura diversa, permettendomi di focalizzarmi su ciò che sono in grado di fare, sui successi piccoli e grandi che posso ottenere tramite l’impegno quotidiano. Per un diversamente abile questo è fondamentale, per trasformare una situazione difficile in un qualcosa di positivo che ti permetta di conoscere i tuoi limiti e le tue potenzialità, senza arrendersi alle difficoltà. Con la giusta dose di passione lo sport permette poi di conoscersi e accettarsi, un passaggio fondamentale anche per essere accettati dagli altri».

Nel 2016 Gabriele segue con molto interesse le Paralimpiadi di Rio, rimanendo colpito dalle capacità e dalla passione degli stessi atleti che vi partecipano. È in quel momento che, come dice lui stesso, gli si è “accesa la lampadina” e si è immaginato per la prima volte come concorrente in una competizione agonistica. «Le Paralimpiadi del 2016 per me sono state veramente una “molla” che ha fatto scattare l’interesse per lo sport agonistico. Mi sono chiesto dove potessi arrivare e ho pensato che provare era l’unico modo per capirlo, quindi mi sono lanciato in quella che per me da subito è stata una nuova sfida, prima di tutto con me stesso. Inizialmente ho voluto scegliere il nuoto, perché era una disciplina che avevo già praticato per molto tempo e con la quale ho affinità. Mai mi sarei immaginato su un handbike...». È il coach di nuoto di Gabriele che gli segnala, nel 2018, un evento di reclutamento di Obiettivo3 al velodromo Monti di Padova, al quale partecipa conoscendo per la prima volta i nostri tecnici e atleti. Poco dopo entra nel progetto ed è la sua prima esperienza è proprio con la biciletta.

«Se guardo ad oggi capisco che sto facendo cose che mai avrei immaginato di fare fino a pochi anni fa. Sono entusiasta di questo percorso, ho la possibilità di provare nuove esperienze e di migliorare costantemente le mie capacità, anche grazie alla professionalità e alla passione di tutte le persone che fanno parte di questo progetto. Ciò che mi dà una grande carica è lo stare a contatto con grandi atleti, imparare da loro e provare a fare ogni giorno meglio di quello prima. Resta il fatto che anche c’è un nonostante il grande affiatamento collettivo, la sfida rimane per prima cosa con sè stessi. Quando sono in sella posso contare sulla mia preparazione e la mia forza di volontà, cercando di mettere in pratica ciò che ho imparato fino a quel momento». Per quanto riguarda gli obiettivi, Gabriele è una persona abituata a puntare in alto, senza nascondere le sue ambizioni e i suoi traguardi: «Ciò di cui sono sicuro è che mi vedo in una competizione paralimpica. Non so se come ciclista o nuotatore, sono entrambe discipline in cui il lavoro da fare è tanto, e puntare in alto ha senso solo se a monte si è fatto un grande lavoro di preparazione. Se non sarà l’anno prossimo, mi impegnerò costantemente per esserci all’appuntamento successivo».

 

Nicola Giannini