Emanuele: voce del verbo osare con il Sitting

14 ott 2018, 12:44

Voce del verbo osare. “Sì, vorrei far passare un messaggio molto importante a tutti i ragazzi giovani con disabilità che spesso si chiudono dentro casa per timore o vergogna. A loro dico: “Provate a uscire e mettetevi in gioco in qualsiasi tipo di attività, sportiva e non. Credete di più in voi stessi, perché ognuno di noi ha delle qualità che possono anche servire ad acquisire più autostima”. La voce è di chi, osando, è arrivato a toccare l’azzurro. Emanuele Di Ielsi ha 19 anni. A giugno, al collegiale azzurro ad Arborea, era il più giovane al debutto con la maglia della Nazionale. Qualche mese dopo, a marzo scorso, alle qualificazioni in Sud Corea ai Mondiali, è stato eletto miglior giocatore della manifestazione, miglior libero della kermesse. Un precoce il termolano: “Le basi della pallavolo mi hanno aiutato tanto - spiega con umiltà -: il sitting volley è pallavolo a tutti gli effetti. I tecnici della Nazionale credono molto in me, ho ancora tanto da imparare - anche perché sono nuovo in questa disciplina - e sono prontissimo a farlo”.

Emanuele è nato con una dismelia alla mano sinistra: “Ho quindi avuto la fortuna (eccolo il bicchiere mezzo pineo, ndr) di abituarmi subito”. Tesserato da 11 anni con la Termoli Pallavolo, dove gioca libero in serie C e nel campionato giovanile U20, ha iniziato nel sitting un anno con la Nola Città dei Gigli: “Abbiamo perso la finale scudetto, siamo pronti a rifarci al campionato italiano”.

IL SITTING E LA SCELTA “In un certo senso è il sitting che ha scelto me perché prima di un anno fa non ero entrato mai a far parte di una disciplina paralimpica. Ho sempre giocato con i “normodotati” che non mi hanno mai fatto sentire diverso da loro, mai fatto pesare la mia disabilità. Sono stato contattato 3 anni fa per entrare nella Nazionale di sitting volley, ma ero piccolo e non mi sentivo pronto per affrontare questa nuova esperienza. L’anno scorso due amiche di Campobasso, Antonella e Paola Di Cesare, mi hanno richiesto di provare. Ho detto: “Beh, che ho da perdere, perché non provarci” e così abbiamo partecipato al campionato italiano con il Nola. E’ li che i tecnici della Nazionale mi hanno osservato, la prima convocazione è stata una conseguenza. Il sitting volley per me significa mettersi in gioco. Cosa che vale non solo per le persone con disabilità - che spesso hanno paura a provare nuove cose per timore di fallire e rimangono chiusi dentro casa -, ma anche per i normodotati visto che  questa disciplina la possono praticare tutti. L’aspetto più bello è che in campo non ci sono differenze fisiche”.

Gli obiettivi si accavallano: “Vestire la maglia della Nazionale è il sogno di ogni atleta, l’ho raggiunto ma non mi accontento facilmente:, mi piacerebbe tantissimo partecipare alle Paralimpiadi”. Per farlo lavora duramente: “Il bagher è il fondamento su cui mi sento più sicuro. Invece nel palleggio un po’ di meno in quanto nell’indoor non lo uso mai per paura che i direttori di gara me lo fischiano come fallo. Nel sitting è invece il fondamentale su cui sto lavorando di più”.

MAI MOLLARE Emanuele non ha dubbi: “Abbiamo due scelte: possiamo decidere se accontentarci della vita che viviamo o assumerci la responsabilità di cambiarla, di farla andare come vogliamo noi. Come? Non fermandosi al primo ostacolo e andare sempre avanti”. Come fa l’azzurro che si definisce “determinato, ambizioso, timido, tenace e ottimista”.
Nello sport e nella vita.