Ecco cosa è davvero SchermaOn!

Federazione Italiana Scherma
05100 Terni, Province of Terni, Italy
09 feb 2019, 17:43

Come ogni sabato, al Circolo Scherma Terni, questa mattina si sono svolte le lezioni dedicate a ragazzi ed adulti con disabilità.

Il progetto SchermaOn mira sicuramente ad affinare le tecniche e le capacità dei ragazzi, ma anche, e soprattutto, a stimolarli a dare il meglio di se stessi, a non fermarsi davanti agli ostacoli che gli vengono messi davanti e a creare un ambiente sportivo sano, fatto di solidi principi e di quei valori che solo lo sport è in grado di trasmettere.

Ma lo sport è fatto soprattutto dalle persone, dai momenti di interazione e di scambio tra atleti e maestri. Quella che vi proponiamo oggi è proprio la testimonianza di un maestro di scherma del Circolo, che si è fatto portavoce delle emozioni e dei sentimenti che aleggiavano nell’aria durante l’allenamento di questa mattina. Il maestro ha voluto  dare voce ai pensieri degli istruttori presenti per portarci a comprendere quello che è il vero spirito di questo progetto. Buona lettura!

“E poi ti capitano quelle mattine che non ti aspetti. Arrivi in palestra per una delle tante giornate in cui pensi di dover smettere, in parte, i panni da maestro di scherma per indossare quelli da educatore sensibile alle problematiche della disabilità, fisica e cognitiva, e invece più passano i minuti, e più ti rendi conto che i 4 ragazzi che ti aspettano seduti in carrozzina vogliono un maestro e non un educatore. E allora anche se eri partito con le migliori intenzioni, con tutti quei bei discorsi che ti eri fatto sull’integrazione e sul far ritrovare uno straccio di etica a questa società ipocrita e malata (lei sì che lo è veramente), programmando un’attività quasi ludica, poi ti ritrovi a scontrarti con gli sguardi di quei ragazzi, che appena hai tirato fuori fioretti e spade si sono illuminati della stessa passione che da trent’anni illumina anche i tuoi occhi. E allora al diavolo percorsi e bei discorsi; un breve riscaldamento, perché quelle lame scintillano troppo per lasciarle lì ferme appoggiate in un angolo, un piccolo briefing sulle loro patologie, ma solo per organizzare il lavoro pratico, (avere la spina bifida è molto diverso, tecnicamente, da una tetraplegia spastica) e dopo 10 minuti siamo tutti seduti, alla stessa altezza, impegnati in esercizi per lavorare sulla sensibilità delle dita, e stoccate tirate alla giusta misura. I minuti si trasformano in ore e il sudore che scorre lungo i visi è l’unico segnale del tempo che sta passando; ogni volta che un esercizio finisce e che la maschera viene tirata su, la domanda è sempre la stressa: “ora che facciamo?”, e tu dai fondo a tutta la tua perizia, perché ora il tuo unico obiettivo è insegnare, e, per la miseria, hai solo voglia di farlo bene. 
E poi la mattinata finisce e tu hai un solo pensiero in testa: ci vediamo settimana prossima, Matteo, quella cavazione ancora non ti viene come dico io!”