Coraggio: "Instagram e passione, così ho realizzato il sogno di un nuovo campo per i miei bambini"

Redazione
80010 Quarto NA, Italia
10 lug 2019, 09:18

“Se stiamo usando il nuovo campo? Nonostante sia luglio ci sono bambini che giocano fino alle nove di sera”. Giampaolo Coraggio è entusiasta del prato sintetico che è riuscito a ottenere per l'Oratorio San Castrese a Quarto, in provincia di Napoli. L'inaugurazione appena pochi giorni fa alla presenza del presidente del Coni Giovanni Malagò e di Letizia Nassuato in rappresentanza di Fondazione Vodafone Italia, che ha contribuito alla realizzazione dell'impianto. Ma è già tempo di bilanci: “Visto il caldo”, racconta Coraggio, “abbiamo organizzato corsi serali di calcio per i bambini che non vanno al mare. Finiamo alle nove di sera. Ad agosto però mi prendo una pausa”, scherza Coraggio.

Quarantasei anni, impiegato dell'Aeroporto di Capodichino, Giampaolo Coraggio ha passato l'altra metà della sua vita sui campetti di provincia ad allenare ragazzini che corrono dietro a una palla. Qualche hanno fa è approdato all'Oratorio San Castrese. “Volevo lavorare in un posto dove anche i bambini che non possono spendere 300 euro solo per divisa e iscrizione potessero giocare a pallone e magari partecipare a un campionato. Qui l'ho trovato”.

Però negli ultimi tempi il campo era un po' malandato.

“Un vero disastro. L'erba sintetica si era consumata in molti punti e affiorava la sabbia sottostante. Spesso i bambini cadendo si facevano male”.

Così ha pensato di chiedere nientemeno che l'intervento del Coni…

“In realtà ho usato Istagram per contattare il presidente Malagò. Gli ho raccontato la nostra storia e il problema del campo”.

Cosa è successo dopo quel primo messaggio?

“E' passato un po' di tempo, finché non mi ha chiamato un collaboratore di Malagò dicendo che volevano saperne di più. Poi sono venuti i rappresentanti del Coni Campania per verificare lo stato del terreno di gioco. Quindi abbiamo fatto un preventivo e ottenuto l'ok al finanziamento, all'interno del progetto Coni-Ragazzi e grazie al contributo di Fondazione Vodafone”.

Ma sul posto non si sarebbero potute trovare le risorse necessarie?

“E' la cosa che mi ha addolorato di più. Quarto è una cittadina di 40mila abitanti con tanti problemi, ma anche con diverse imprese importanti e una ricchezza relativamente diffusa. Eppure, nessuno tra chi aveva le possibilità ci ha aiutato. Solo alcuni genitori dei bambini che giocano: molti sono artigiani o operai edili e hanno prestato gratuitamente la loro mano d'opera. E poi c'è qualche benefattore speciale, come Paolo Cannavaro che ci ha regalato le lampade a led per l'illuminazione nottura”.

Ora è soddisfatto?

“Macché, qui non si finisce mai. Per l'usura sta saltando il linoleum che fa da pavimentazione agli spogliatoi. Ma dopo aver rifatto il campo sono sicuro che sistemeremo anche quello”.

In che contesto sociale opera l'Oratorio San Castrese?

“Come dicevo, Quarto ha anche realtà economicamente rilevanti, ma il rione dove sorge la parrocchia è molto popolare. Ma noi ci rivolgiano a tutti i bambini della cittadina, sapendo che molti vivono in famiglie monoreddito o con genitori diusoccupati e che senza l'Oratorio non potrebbero partecipare a un campionato giovanile”.

Quanti sono i bambini che calcano il nuovo campo?

“Oltre un centinaio, le leve calcistiche dal 2006 al 2013. Sono divisi in 7 categorie”.

Vi occupate anche di disabilità?

“Non direttamente sul campo di calcio. Io e la mia famiglia, come volontari, aiutiamo La Casa di Matteo, una struttura che ospita bambini con disabilità cognitive, spesso abbandonati dai genitori. Mi piacerebbe portarli al campo dell'Oratorio: anche solo averli tra gli spettatori sarebbe già una grande cosa”.

Ha fatto tutto da solo?

“Ma no. Insieme e me si occupa della scuola calcio Simone Fabbozzi, vigile urbano a Quarto. E poi c'è il parroco: Don Giuliano”.

Gioca a calcio anche lui?

“ Assolutamente no. Ma è felice di vedere tanti bambini frequentare la sua parrocchia attirati dal campo di calcio”.

E lei di bambini ne ha?

“Un figlio di 22 anni che mi aiuta all'Oratorio. Uno di 18 che fa l'arbitro. E poi una bambina di 4: ha un sinistro micidiale”.