Alessio Tavecchio: "Così rimettiamo tutti in ballo"

Redazione
20900 Monza MB, Italia
03 ott 2019, 14:00

“Buttarsi su una pista da ballo dà una emozione bellissima, anche se sei in sedia a rotelle”. Alessio Tavecchio racconta così l'ultima iniziativa della Fondazione che porta il suo nome: “La danza è per tutti”, una scuola di ballo aperta a disabili fisici e mentali che aprirà a Monza grazie al contributo di Fondazione Vodafone. Il progetto, che sarà presentato al pubblico il 5 ottobre nell'ambito dell'Ability Day che si svolgerà nella città lombarda, è infatti tra i vincitori del Bando OSO 2019.

Alessio, lei è campione paralimpico di nuoto, con 30 medaglie d'oro nel carniere, e ha sempre sottolineato l'importanza dello sport per l'inclusione dei disabili. Perché ora il ballo?

“E' vero lo sport è fondamentale per il reinserimento nella società. Ma ci sono anche il lavoro e la vita indipendente. Dopo l'incidente stradale del 1993 in cui ho perso l'uso delle gambe, il nuoto mi aiutato moltissimo, ma non potrò dimenticare la mia prima sera in discoteca...”

Ce la racconta?

“Mi lamentavo un po' con gli amici: voi andate a ballare e io qui a casa. Così mi hanno costretto ad andare con loro. E quando nel locale mi sono messo in un angolo sulla mia sedia a rotelle, uno di loro mi ha spinto fino al centro della pista e mi ha mollato lì. Non sapevo che fare, poi mi sono detto: perché no, e ho cominciato a ballare. Ricordo benissimo la trasformazione degli sguardi di chi avevo intorno: prima erano perplessi, ma in un secondo si sono trasformati in grandi sorrisi. C'era gente che veniva a darmi il cinque e a offrirmi da bere”.

E' stata una esperienza isolata?

“Macché. In una vacanza a Santo Domingo andavamo tutte le sere in discoteca: visto il successo che riscuotevo in pista, un amico m'ha detto: domani mi presti la carrozzina”.

Dalle serate con gli amici alla scuola di ballo per disabili a Monza. Qual è stato il percorso?

“Ho fatto tesoro della mia esperienza e ho pensato che potesse aiutare anche persone in difficoltà. Mio padre è un bravissimo ballerino e si è messo a disposizione per il progetto "La danza è per tutti". Ora siamo pronti a partire: il sabato mattina dalle 10 alle 12 per i disabili fisici e il martedì sera dalle 19,30 alle 20,30 per i disabili mentali. Le iscrizioni sono aperte, basta visitare il nostro sito alessio.org o scrivere a info@alessio.org”.

Lei ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco, anche ballando. Ma è un caso isolato?

“Sì, purtroppo in tanti hanno ancora paura di ricominciare a vivere dopo un incidente che li costringe in sedia a rotelle. Sa quanti sono ogni anno in Italia quelli a cui succede? Cinquantamila! Eppure le cose stanno cambiando, e il merito è dei media: tutto è iniziato con le Paralimpiadi invernali di Torino del 2006, quando la tv portò per la prima volta in modo importante nelle case degli italiani le immagini di disabili che facevano sport. Poi sono arrivati personaggi straordinari come Alex Zanardi e Bebe Vio e c'è stato il boom”.

Persone che, come lei, dimostrano una forza straordinaria, nonostante le avversità…

“Io però, quando vado nelle scuole cerco di spiegare ai ragazzi che quella forza la abbiamo tutti dentro. E non dobbiamo aspettare che ci capiti qualcosa di brutto per tirarla fuori”.