Agnese Romelli, dall’urlo in ospedale alla gara di Coppa Europa il 7 aprile

Redazione
54033 Carrara MS, Italia
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05 apr 2019, 02:27

Con il senno di poi è tutto più facile, certo. Ma quell’urlo a squarciagola per la vittoria di Elia Viviani al Giro, quand’era sdraiata sul letto dell’ospedale, al Niguarda di Milano, ha il sapore del presagio. Agnese Romelli in bicicletta doveva, nel senso di voleva, tornarci. La passione era, ed è tuttora, più forte della mancanza di una mano. “Ho avuto un incidente un mercoledì pomeriggio, il 9 di maggio 2018, nel comune di Parre. Quel giorno diluviava e mi allenavo lo stesso perché amavo la pioggia. Un SUV ha tagliato una curva cieca e mi ha centrato, urtandomi nella parte sinistra del corpo e facendomi sbalzare contro un muro”. “Mia mamma racconta che la prima cosa di senso compiuto che le ho chiesto è stata come avrei fatto ad andare in bici senza una mano. Mi ha risposto di stare tranquilla che sicuramente una soluzione l'avremmo trovata”.

La 18enne di Clusone ha le due ruote nel sangue: “Ho scelto il ciclismo quand’ero in prima elementare: mio papà usciva con la sua bici da casa, mi ricordo di aver visto anche delle ragazze che si allenavano, da quel momento ha iniziato a piacermi questo sport. Non so bene il perché ma mi sono innamorata del ciclismo: l’ho praticato dalla seconda elementare alla quinta, alle medie ho smesso perché mi ero trasferita in montagna da mio papà e ho ricominciato in prima superiore perché ne ero ancora follemente innamorata”. La matematica non è un’opinione: questo è il settimo anno che corre.

Agnese fa parte del Team Equa, la squadra paralimpica di Pavia presieduta da Ercole Spada: “E’ molto forte e frequentata da molti ragazzi anche stranieri”. “La prima gara che correrò - dice Agnese - sarà a Massa Carrara il 7 aprile, in coppa Europa: la prima di una lunga serie, spero. Di gare paralimpiche ce ne sono poche in Italia quindi bisogna cogliere tutte le occasioni per gareggiare vicino”.

Anno nuovo, vita nuova. “Voglio imparare ad andare in bici in questo nuovo modo e rimettermi in condizione. Poi tutto quello che ne viene di buono è ben accetto, sicuramente spero di trarne qualche soddisfazione in più. L'anno scorso il mio sogno era finire una gara con i ragazzi, d'ora in poi sarà quello di vincerne una. Non so quale mi piacerebbe vincere perché non sono ancora a conoscenza delle mie potenzialità. Sogno di riuscire ad andare forte come il giorno dell'incidente. Qualche anno fa ero scalatrice, mi piacevano le pendenze importanti, come Mortirolo, Gavia e Stelvio. Adesso non penso di avere particolari caratteristiche, penso di dover diventare passista dato che nelle gare paralimpiche non ci sono pendenze significative. Non mi ispiro a nessuno al momento, cerco solo di ispirarmi alle sensazioni che sento andando in bici e dando il meglio di me stessa”.

Appena ha iniziato a voler tornare in bici, ha sentito dentro quella carica che aveva prima dell'incidente: “E soprattutto la voglia di uscire dall'ospedale e cercare di avere una vita abbastanza normale per una 17enne. Ho l'agenda occupata da molte visite e impegni vari legati alla salute che purtroppo mi rimarranno negli anni, e che mi occupano giornate intere: devo infatti girare mezza Italia per andare dai medici specialisti. Oltre a questo c'è la scuola, non è facile a causa di tutte le assenze che sono obbligata a fare”.