10 Cervelli Ribelli per lo sport: Chiara Vetere istruttrice d'equitazione

Insettopia onlus
Roma RM, Italia
29 ott 2018, 01:13

Vi presentiamo uno a uno i  protagonisti del progetto 1o cervelli ribelli per lo sport sostenuto da  OSO, ogni sport oltre, promosso da Fondazione Vodafone Italia . Sono 10 istruttori di 10 sport diversi e 10 atleti autistici testimonial ognuno di uno sport diverso. 

Ecco il ritratto di Chiara Vetere istruttrice di equitazione, il suo allievo cavaliere è stato Tommaso Nicoletti

E l’autistico incontrò il cavallo. Potremmo dire finalmente, perché l’attrazione dei nostri ragazzi per il nobile quadrupede sembra affondare le sue radici in una sorta di inconscio collettivo autistico.  Ammirazione, reciproco rispetto e la nascita di un sodalizio: ecco cosa può succedere e quando si verifica, è per sempre.

A guidare il cavaliere – testimonial dei Cervelli Ribelli Tommaso è stata l’amica Chiara Vetere, romana e padrona di Kali dolcissima e regale femmina di cane corso e anche di alcuni cavalli razza quarter horse dimorati nell’agro viterbese, nonchè responsabile Uisp di equitazione e attività assistita con gli animali per il Lazio.  La location dell’incontro è stata il Centro Equestre Cassia gestito da Diego Carmignani campione nazionale di reining che ha fatto gli onori di casa. Carmignani è stato anche l’uomo che ci ha ispirato idee sul suo autobus d’epoca:

Il 64 sarà l’autobus per tutti noi “Cervelli Ribelli” in fuga

Nel passato di Chiara, quando lavorava in un centro ippico a Tarquinia, c’è un progetto nazionale Uisp quadriennale con la Asl di Viterbo di attività assistita con i cavalli per i ragazzi con disturbi cognitivo-relazionale dello spettro autistico (e non). Non è ippoterapia ma attività ludico-ricreativa, ci tiene a precisare Chiara aggiungendo che l’esperienza di Tarquinia è stata importante perché ha potuto sperimentare e mettere in atto nuove strategie che si sono rivelate molto efficaci per gli incontri.

 

Prima di tutto la scelta dei cavalli: i quarter horse, i cavalli americani che sono più piccoli e quadratelli si sono rivelati i più adatti a rapportarsi con i ragazzi autistici. Chiara alleva quarter horse da quando è tornata in Italia dopo aver vissuto cinque anni nel Montana dove ha imparato a fare anche cutting, tipico lavoro del cowboy che consiste nel “tagliare la strada” ai vitelli per evitare che si allontanino dalle mandrie.

Tra autistici e quarter horse il feeling è istintivo, fluido, morbido. Il primo approccio è di contatto quindi niente sella ma monta a pelo. Il ragazzo deve instaurare, da subito, il rapporto con il cavallo e non con l’istruttore. L’autistico deve rendersi conto che quando dà un comando provoca la reazione di un essere pensante, vivente che è in relazione con lui. Tra i vari esercizi c’è quello di stendersi supino sul cavallo. Questo per sentire il respiro del cavallo e il proprio respiro in sintonia. E proprio così si crea l’empatia. 

Di estrema importanza, spiega ancora Chiara, è la preparazione del cavallo: la pulizia del pelo deve essere accurata e consapevole che si sta facendo un’attività importante per il cavallo e propedeutica a tutto il resto.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere mentre si lavora con gli autistici? Percepire il rapporto con il proprio corpo duranti i movimenti, sentire la pressione dei muscoli, la sensazione fisica dell’attività.

E poi concentrarsi sulla direzione (vai a destra, vai a sinistra, vai da papà) e rispettare i comandi. Sembra una cavolata…ma quando hai un autistico che ti sfugge dalle mani e se ne va avanti per i fatti suoi, magari incontro a pericoli e a grossi guai, abituarlo a fermarsi con un semplice richiamo senza doverlo rincorrere fa una grande differenza.

 

I 10 CERVELLI RIBELLI  PER LO SPORT E I LORO ISTRUTTORI