10 CERVELLI RIBELLI PER LO SPORT: CARLO D’AMICO ISTRUTTORE DI BASKET

Insettopia onlus
Roma RM, Italia
16 ott 2018, 00:15

Vi presentiamo uno a uno i  protagonisti del progetto 1o cervelli ribelli per lo sport sostenuto da  OSO, ogni sport oltre, promosso da Fondazione Vodafone Italia . Sono 10 istruttori di 10 sport diversi e 10 atleti autistici testimonial ognuno di uno sport diverso. 

Ecco il ritratto di Carlo D’Amico istruttore di Basket. L’atleta autistico testimonial del Basket è stato Giacomo Tonietti. 

 Carlo D’Amico e il maestro di basket che ha partecipato al progetto “Dieci Cervelli Ribelli per lo sport”.  Si sono incontrati nella sede del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo a Roma dove lui insegna ad alcuni ragazzi con varie problematiche, tutti atleti della Special Olympics.

Carlo è una persona apparentemente seria e riservata. Sarà per l’altezza e per il fisico da sportivo ma mette un po’ soggezione. Sbagliato perché, invece, è molto gentile e disponibile. E soprattutto competente su questioni per noi molto importanti. Per la cronaca, infatti, si è laureato alla Sapienza in Scienze politiche e Relazioni Internazionali con una tesi in Diritto Internazionale dal titolo: “La Convenzione Onu sui diritti della persone con disabilità e il suo recepimento nell’ordinamento italiano”. Ha anche conseguito un Master in Relazioni Internazionali e Protezione dei Diritti Umani.

La sua passione per la pallacanestro affonda le radici nell’infanzia. Ha cominciato a giocare a basket a 10 anni disputando tutti i campionati giovanili nella squadre della Petriana e della Stella Azzurra Roma. Da giocatore senior ha poi giocato in diverse squadre laziali alternando campionati di Serie B e C. Nel 2006, a seguito di un brutto infortunio, ha deciso di intraprendere il percorso dirigenziale, ricoprendo prima il ruolo di Dirigente addetto agli arbitri e poi quello di Team Manager della squadra Under 17 e di quella Senior. Nel 2010 è tornato in campo come allenatore di un gruppo Minibasket della società Roma 12.

Nello stesso anno ha cominciato ad esplorare il mondo dello sport e disabilità. Al proposito Carlo dice che “ha avuto la fortuna di conoscere la società Con Noi Roma che gli ha offerto la possibilità di allenare una squadra di pallacanestro composta da atleti con disabilità intellettiva”. Tra le tante soddisfazioni anche la partecipazione agli Special Olympics World Summer Games – Atene 2011.

Ultimamente l’esperienza al Reale Circolo Canottieri Tevere Remo con la Special Olympics: “Mi sono incuriosito dalla possibilità di praticare un’attività sportiva integrata: il canottaggio. Ogni equipaggio è infatti composto per il 50% da persone con disabilità e il 50% no”. A coronamento della sua intesa attività professionale-sportiva nel 2013 il conseguimento della qualifica di Allenatore di Base della Federazione Italiana Pallacanestro e nello stesso anno e nel 2016 il privilegio di essere stato allenatore all’NBA Cares Unified Basketball Game durante l’NBA All Star Game di Houston e di Toronto.

Preparatissimo anche per quanto riguarda la sua esperienza di allenatore di pallacanestro per ragazzi con disabilità intellettiva (e relazionale) come gli autistici. Sul tema e sulle strategie per insegnare a questo tipo di persone che mostrano un interesse istintuale per il basket Carlo D’Amico ci ha mandato alcune interessanti considerazioni personali che riportiamo qui sotto. 

 

BASKET E AUTISTICI

La pallacanestro è uno sport globale e per gli aspetti tecnici e per gli elementi che lo caratterizzano lo ritengo lo sport di squadra più adatto alle persone con disabilità intellettiva e molto indicato per soggetti con spettro autistico.

Il pallone e il canestro sono i due elementi principali che ci mostrano quanto appena detto. Il pallone è il formidabile strumento che ci permette di comunicare, di rompere ogni barriera e di andar oltre la paura del contatto fisico. Per poterlo ricevere, i giocatori  sono chiamati a stendere le braccia e si abituano così ad allungarsi e non chiudersi in se stessi. Attraverso poi il fondamentale del palleggio, si può sperimentare il concetto di perdita e  di riconquista.

A differenza di altri sport di squadra, ad esempio il calcio, nella pallacanestro la palla si tocca con le mani e questo, oltre a sviluppare una forte sensibilità nelle mani e nei polpastrelli, fa si che anche le persone con difficoltà motoria, che potrebbero aver problemi a mantenere l’equilibio calciando la palla, possono giocare senza trovare difficoltà. Anche rispetto alla pallavolo c’è una sostanziale differenza in quanto in questa disciplina il gesto tecnico, quale il palleggio o il baker, è   molto veloce e non permette al giocatore un contatto prolungato con il pallone.

Il secondo elemento straordinario è il canestro. Questo permette di sviluppare la verticalità del giocatore perche è tenuto a guardare sempre verso l’altro e a mantenere a lungo una posizione eretta. Questo aspetto induce inoltre il corpo a registrare un concetto fondamentale quale quello di crescita, di diventar grandi.

 

Altre due caratteristiche  da rilevare sono i tempi del gioco e la varietà di strutture fisiche richieste. Essendo un gioco molto veloce, che richiede attenzione verso la palla e spostamenti continui nel campo, fa si che il giocatore non possa chiudersi in se stesso ed è sempre molto stimoltato. E’ adatto a giocatori con fisici molto diversi tra loro. Si può notare infatti che all’interno di ogni squadra c’è almeno un giocatore alto, uno basso, uno leggero e uno piazzato. Insomma la pallacanestro è lo sport per tutti.

Reputo estremante interessante e avvincente allenare persone con disabilità intellettiva perchè mi offre l’opportunità di trasmetter loro la mia più grande passione che è la pallacanestro. E’ un attività che richiede molta pazienza, capacità di osservazione – per trovare la chiave giusta per entrare in contatto con tutti i giocatori – e  l’utilizzo di un linguaggio estremamente semplice e chiaro. 

 

Fasi allenamento

Ambientamento: Gli atleti quando arrivano al campo sono liberi di prendere i palloni e muoversi liberamente per il campo, sperimentando in autonomia i principali strumenti del gioco (pallone e canestro). Terminata questa fase ci si dirige a metà campo per fare il grido e cominciare l’allenamento.

Attivazione motoria: Seguendo le indicazioni date dell’allenatore, i giocatori cominciano a muovere le articolazioni per scaldare i muscoli, sviluppare la coordinazione e per fare conoscenza con il proprio corpo. Così facendo si attivano tutti i distretti muscolari e si preparano gli atleti all’idea di ricevere comandi e regole.

Fondamentali di gioco: In questa fase dell’allenamento, si lavora sui fondamentali del gioco – palleggio, passaggio e tiro –proponendo esercizi adatti a tutte le abilità presenti sul campo, da svolgere prima in autonomia e poi in collaborazione con l’allenatore o con i compagni di squadra. Fase conclusiva: L’allenamento termina con una partita o una gara di tiro che finisce quando tutti gli atleti, presenti all’allenamento, realizzano un canestro. 
Carlo D’Amico

ECCO I 10 CERVELLI RIBELLI PER LO SPORT E I LORO ISTRUTTORI