10 Cervelli Ribelli per lo sport: Andrea De Romanis maestro di tennis

Insettopia onlus
Roma RM, Italia
26 ott 2018, 00:47

Vi presentiamo uno a uno i  protagonisti del progetto 1o cervelli ribelli per lo sport sostenuto da  OSO, ogni sport oltre, promosso da Fondazione Vodafone Italia . Sono 10 istruttori di 10 sport diversi e 10 atleti autistici testimonial ognuno di uno sport diverso. 

Ecco il ritratto di Andrea De Romanis maestro di tennis, Il testimonial del tennis è stato  Marco Palmieri.

Andrea De Romanis è un signor maestro dello sport sulla terra rossa. Ha il tipico e inconfondibile fascino distaccato, distinto, vagamente aristocratico di quelli che si “nutrono” realmente di tennis. E’ la loro vera passione, che non si spegnerà mai, è una scelta per la vita, come quella del monaco, sorretta dalla granitica certezza che non c è nulla al mondo più emozionante dell’epica tennistica.  L’ho riconosciuto subito, quando al circolo sportivo della Bnl, si è presentato come il maestro di tennis del progetto “Dieci Cervelli Ribelli per dieci sport”.

Non è stato difficile individuarlo avendo avuto la fortuna di conoscere i più blasonati (e ammirati) cronisti e scrittori italiani di tennis, (mi riferisco a Gianni Clerici, Rino Tommasi, Ubaldo Scanagatta). A un certo punto, mi trovai a lavorare agli Internazionali di Roma femminili e in sala stampa avevo una postazione vicina alle 3 divinità mediatiche. Orecchiavo i loro commenti, le loro dissertazioni che abbracciavano tutto lo scibile tennistico, ammaliata da competenza e cultura enciclopedica e mi beavo di quell’aura rarefatta che li circondava. Grazie a loro ho capito che il tennis è un mondo a parte e non solo per il circuito (o circo) ATP con i premi milionari.  Può esserlo anche per chi lo pratica a livello amatoriale o vi lavora a tempo pieno, come appunto Andrea De Romanis.

 Andrea ha cominciato a giocare a tennis all’età di 8 anni al Circolo Giornalisti Sportivi di Viale Tiziano a Roma. All’epoca le lezioni di tennis non erano come adesso che scendi in campo e quasi subito cominci a giocare. Prima di tutto erano collettive, un maestro con dodici, tredici allievi e in un’ora di lezione potevi colpire la palla al massimo una decina di volte. Lo racconta Andrea che ha capito subito che quello sport era fatto per lui. E ha continuato arrivando a 14, 15 anni all’agonistica e alla Coppa Italia. Intorno ai 17 anni ha intrapreso la strada dell’istruttore di tennis.

E dopo un po’ è arrivato ad essere l’aiuto del maestro Marcello Chini nelle attività propedeutiche. Si è spostato poi al circolo Nomentano dove ha realizzato che il tennis poteva essere un vero lavoro. E’ diventato istruttore federale e nel 1991 è approdato al CSI Flaminio dove ha collaborato con il maestro Guglielmi fino al 2002. Poi è andato a lavorare alla scuola del Foro Italico che ha lasciato nel 2010 per tornare al CSI Flaminio dove si trova ancora oggi ed è vicedirettore del settore tennis.

Tennis e autismo…questo matrimonio s’ha da fare. Andrea De Romanis non ha dubbi: il tennis è per tutti, si può iniziare da bambini, dai 5 anni in su, oppure cominciare a praticarlo da adulti, anche anziani. E aggiunge: è ovvio che a 5 anni ci metterai meno tempo ad imparare perché ti basterà soltanto imitare per acquisire la capacità motoria. Un adulto potrà capire meglio dal punto di vista teorico il movimento ma avrà più difficoltà a eseguirlo in quanto le sue capacità motorie sono già definite.

In questa logica s’inserisce anche la possibilità che un autistico con deficit cognitivo-relazionale come anche una persona con ritardi motori e altre disabilità fisiche possano giocare a tennis, anzi al loro tennis. Ci vuole il tempo necessario per arrivare alla coordinazione

 

dei movimenti, ognuno ha i suoi ritmi, ognuno percorre la sua strada per raggiungere gli obiettivi. Ad esempio durante le ripre

se dello spot di Cervelli Ribelli, mentre Andrea palleggiava con il mitico Marco, testimonial del tennis, un altro atleta che ha partecipato al progetto, cioè Alberto, cercava di prendere e lanciare la palla con la racchetta ma non riusciva.

Allora il maestro Andrea ha detto ad Alberto di lasciare la racchetta e usare semplicemente la mano. In questa maniera Alberto è riuscito a mandare la palla oltre la rete, questo è un successo. Questo, sottolinea De Romanis, è importante perché così si percepisce la velocità della palla. E poi Andrea aggiunge una grande verità, a cui nessuno pensa mai: la palla si colpisce e si lancia con la mano sempre, anche quando si usa la racchetta. Un’intuizione lapalissiana ma geniale. Insomma i nostri autistici come i bambini piccoli possono tranquillamente ambire a giocare a tennis. Ognuno con i suoi tempi e obiettivi. L’importante è che la progressione didattica sia sempre sotto forma di gioco.  Viva il tennis, lo sport più aristocratico e nello stesso tempo democratico che c’è.

 

 

I 10 CERVELLI RIBELLI  PER LO SPORT E I LORO ISTRUTTORI